08-07-2005
di francesco muzzioli
rima a metro viene dietro seguo il suono non ragiono venga il senso che non penso batto il tempo e passo il tempo io mi alieno a ciel sereno
rime rimesse; ma non sempre al posto canonico rime rimette (le vomita dallo stomaco?) vendita rime; le do il pezzo che vuole in offerta a metà prezzo (ma la domanda latita)
08-07-2005
di francesco muzzioli
rima a metro viene dietro
seguo il suono non ragiono
venga il senso che non penso
batto il tempo e passo il tempo
io mi alieno a ciel sereno
rima s’imprima
rima anche minima
rima che mi deprime
rima e amen
*
Irma ha remore: rami e remi ormai
morti rumori mira: amare rime continua…
08-07-2005
di francesco muzzioli
La letteratura è una cosa che non si è mai saputa (o potuta) definire una volta per tutte. Tanto più quando, come oggi, non ricevendo più molto credito nei valori e nelle aspirazioni degli uomini, la scrittura letteraria perde molto del suo carattere istituzionale, guadagna però, in cambio, una grande libertà di uso. Emarginata dalla Comunicazione Ufficiale e costretta nella maggior parte dei casi a una circolazione semi-clandestina, proprio perché non subisce altra censura che il silenzio, allora la cosa chiamata letteratura, quando la si riesce ad incontrare per qualche accidente o coincidenza o caso fortunato, si rende fruibile senza limitazioni, in tutte le sue possibili direzioni e risvolti. E può sprigionare, in tali casi, tutti i suoi molteplici “piaceri” che si trovano ai diversi livelli del testo. Sì, perché non c’è uno e un solo “piacere del testo”: a saperli trovare, ce ne sono molti. continua…
08-07-2005
Sappiamo che non c’è niente di gratuito e che, insomma, non c’è niente fuori dal mercato. Ma dovrebbe essere altrettanto ovvio che il mercato che c’è non è l’unico possibile. I guasti e le malformazioni dell’attuale assetto — e in particolare per quanto riguarda i prodotti di cui mi occupo, come “minimo” studioso e operatore, cioè quelli culturali e librari — sono sotto gli occhi di tutti e sono stati già abbondantemente sottolineati, ma vorrei tornare rapidamente su alcuni aspetti che mi sembrano particolarmente gravi: continua…
08-07-2005
di gaetano delli santi
- Il senso non va a tappezzare l’opera di significati, ma trae significati da essa. L’opera è l’azione del senso e la forma contenuta nell’azione dei suoi movimenti.
- Il senso in un’opera d’arte c’è nel momento in cui l’opera d’arte si distacca dal senso che le si potrebbe attribuire. L’opera d’arte non deriva mai dal senso di ciò che mostra, ma da ciò che cela.
- Il senso di un’opera d’arte non è visibile dalla sua forma, ma da tutto ciò che ha contribuito a dare quella forma. Una forma d’arte non potrà mai avere un senso per chi la usufruisce se prima il fruitore non le avrà chiesto perché essa è così com’è.
- Se il senso di un’opera d’arte fosse sempre svelato, non ci sarebbe più l’opera d’arte. Infatti che senso le si potrebbe attribuire se non ci fosse più qualcosa in essa a cui dare un senso?
- "E’ sterile ricondurre l’opera a qualcosa di puramente esplicito, perché allora non c’è, immediatamente, più nulla da dirne e perché la funzione dell’opera non può consistere nel chiudere le labbra di coloro che la leggono" (R.Barthes "Critica e verità" p.59).
- Il senso di un’opera d’arte è ciò che l’opera dà a se stessa: esso non è che l’opera stessa. E nondimeno il vero senso di un’opera d’arte non è mai in ciò che mostra, ma in ciò che mostrando palesa in quel mostrare ciò che in essa vi si nasconde.
- Il senso è ciò che attraversa la forma trasformandocela ad ogni occhiata, è ciò che fa della forma un senso dalla forma indefinita.
- L’opera d’arte è quando è in grado di porci domande. Quando cioè la domanda che ci pone con ciò che ci mostra ci rimanda a un inarrestabile flusso di domande. Essa è quella trasformazione continua che avviene ad ogni risposta data.
- "Ogni opera d’arte è un attimo; ogni opera d’arte riuscita è una partita pari, un momentaneo interrompersi di ciò che all’occhio che la scruta con tenacia l’opera rivela di essere: processo. Se le opere d’arte sono risposte ad una lor propria domanda allora sì che esse stesse diventano in tal modo vere e proprie domande" (T.W.Adorno "Teoria estetica" p.12).
- L’opera d’arte è anche tutto ciò che potrebbe essere pur non essendo ciò che di fatto non è.
- Dare un senso è fare un’opera. Se v’è un senso è perché c’è l’opera, e l’opera è sempre un senso che ci trasmette l’approccio a una indagine sulla sua forma. Il senso è qualcosa intorno al quale l’opera si rifà. Il senso trasforma l’opera se la forma è in grado di trasformare l’opera in un senso. Dare un senso è formare. Formare è dare un senso. Se la forma non è indifferente a tutto ciò che contribuisce a concretizzarla, se cioè la forma arriva ad essere tale tramite una corretta giustapposizione di linee, piani, superfici e volumi, allora la forma è un segno che designa evacuando nella foram. E’ la concatenazione di significati che dà liberamente senso alla forma. E la forma non è null’altro che il risultato della loro combinazione.
- Il senso in un’opera d’arte è quella forma in cui e per cui si sovverte la forma. La forma si assicura la propria identità interpretandosi. E se noi volessimo assicurarci il senso della forma, allora la dovremmo reinterpretare. Il senso è che mira a staccare la forma da se stessa per renderla istituzionalmente libera da se stessa.
- La forma è ciò che dà espressione al senso. Senza la forma il senso sarebbe privo di significato.
- Quando i volumi di una forma si molestano a vicenda, il senso deve parlare di molestia. Se la forma esprime contraddittorietà, il senso deve parlarci contraddittoriamente. La forma si riesce a scoprirla solo estendendola a un senso che cade sotto quella forma.
- Una forma è quando esprime se stessa senza rendere tutte le parti che la compongono prive di senso.
08-07-2005
Prologo
mingit= piscia.
contortuplicato= contorto.
victus e potus= cibo e bevanda.
pediculosi= pidocchiosi.
habitat in urbibus= abita le città.
squaiare= squagliare.
Fructibus carnosis= frutti polposi.
Grusta= crosta.
Frazzappine= brindellone.
Stramenta= Strame.
‘nfenfià= lo sfringuellare di alcuni uccelli. continua…
08-07-2005
introduzione
Uno scrittore, un regista teatrale, un esperto di grafica e nuove tecnologie di comunicazione e un grande personaggio storico: Giordano Bruno.
Dalla collaborazione di Gaetano delli Santi (poeta, scrittore e professore di estetica), Claudio Pappalardo (regista di cinema) e Fabio D’Ambrosio (scenografo virtuale), nasce un’opera teatrale basata sull’interdisciplinarietà delle competenze di ognuno.
La pièce propone in chiave poetica, letteraria ed ideologica il processo inquisitorio al filosofo nolano Giordano Bruno, a partire dai documenti originali dell’epoca. Tra gli aspetti della prospettiva filosofica di Bruno messi a frutto nel testo di delli Santi (pubblicato da Fabio D’Ambrosio Editore), è da segnalare la ricerca degli “infiniti universi” attraverso la sperimentazione linguistica.
Il tutto é ambientato in uno spazio multimediale con l’utilizzo di schermi e videocamere che si ispira al planetario, in continuo bilico tra arcaico e moderno.
Lo spettacolo è stato presentato a Roma al Metateatro il 12-16 Febbraio 2003 con la partecipazione di Amnesty International (che ha fornito sequenze video di pubbliche esecuzioni capitali, proiettate durante lo spettacolo) e di Applicando, rivista di informatica.. continua…
08-07-2005
prologo
Il Menestrello descrive dettagliatamente, secondo una ritrattistica che si ispira al pittore manierista Arcimboldo e alle Grottesche rinascimentali, i 9 Cardinales generales Inquisitores.
Dai ritratti dei 9 Cardinales che il Menestrello raffigura, se ne ricava una particolareggiata allegoria sui peggiori vizi e crimini commessi dalle Congregazioni del Santo Uffizio.
Al termine delle raffigurazioni dei 9 Cardinales generales Inquisitores, gli stessi subentrano in scena col compito di declamare insieme e/o alternandosi, i Capi d’Accusa coi quali si condanna al braccio secolare (al rogo) Bruno.
I Capi d’Accusa riportano in sintesi questioni filosofiche, teologiche, astronomiche… che la Santa Chiesa condannerà perché ritenute eretiche. continua…
08-07-2005
Intervista di Davide Castronovo
a Fabio D’Ambrosio (editore e realizzatore di opere multimediali)
e a Marisa Napoli (esperta in Retorica, studiosa e docente di Letteratura italiana
Certo che meglio è una degna et eroica morte, che un indegno et vil trionfo
Giordano Bruno, De gl’Heroici Furori
Il “Fra Giordano Bruno Redivivo” di Gaetano delli Santi e Fausto Pagliano, edito da Fabio d’Ambrosio, certamente non è un libro da poter essere dimenticato o sottovalutato. L’intervista che segue ha lo scopo di scavare per rinvenire le fondamenta di un lavoro che si presenta da subito come denso, intricato, energico. Sinteticamente, come un corpo vivo. Questo corpo sta a malapena nel libro in questione. Esso trasborda: dalla pagina, dal testo, dai grafemi e dalle lettere. Insomma, non ci sta in se stesso. Cercheremo allora di cogliere di sbieco la vitalità propulsa da quest’opera attraverso le osservazioni di Marisa Napoli, che del testo è già stata acuta critica, e i racconti di Fabio d’Ambrosio, colui senza il quale l’alchimia non si sarebbe fatta materia. continua…
08-07-2005
(da KILIAGONO, poligono dai mile linguaggi, numero ZERO, dic. 1992, all’insegna del pesce d’oro, edizioni di Wanni Scheiwiller, Milano)
di Gaetano delli Santi
Questo saggio invoca il caso, nella forma in cui il calcolo delle probabilità c’insegna a manipolarlo, solo perché si tratta deIl’unico modello matematico a disposizione di chi cerca di cogliere l’ignoto e l’incontrollabile.
(Benoit B. Mandelbrot)
i
Di Bruno si potrebbe dire che per procacciarsi idee s’era incamminato eri plein air a penetrare lo stillicidio di una luce votata agli enteroclismi, repellendo l’intenzione di erigerla nel sole.
“Ma che fo io? che penso? Son forse nemico della generazione? Ho forse in odio il sole?” (G. Bruno). continua…
08-07-2005
inquisitore
Svegliandovi stamane avete forse avuto un attacco di colica, uno struggimento di corpo? Be’! cos’è questo libro? è scritto in un linguaggio per lo più indecifrabile, e le pagine… le pagine son zeppe di cervellotiche immagini pittoriche: cervellaggine, a mio avviso, piaggiata da ghiribizzi e strampalerie. È così che si fanno i libri? Dov’è andata a finire la nostra aulica tradizione classica, che per secoli e secoli ci ha fornito opere pien di equilibrio, di posatezza, di compassatezza e di buon senso?
autori
Calma! calma! prova un po’ a riflettere. Ti pare che in un’epoca tutta multimedialità, affidata alla prestezza e precisione programmatica dei computers, all’animalità tecnologica della informatizzazione di massa, alla globalizzazione telematica e informatica, si possa continuare a produrre arte e scrittura ancora vezzeggiate dall’oppio d’una nazional tradizione, gestite da pacifiche imperturbabilità, da soporifere placidità, da flemma anestetizzante? Questo libro, per quanto bislacco possa sembrare, è un’opera interdisciplinare e, in quanto tale, affermiamo: continua…
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