27-02-2008
forma e suono
getulio alviani e gianna nannini

mi meraviglio di me
29 febbraio – 30 aprile 2008
bunKerart
milano, via bellezza 8
inaugurazione
venerdì 29 febbraio 2008 ore 19.00
Venerdì 29 febbraio 2008 alle ore 19.00, nell’ambito del progetto “forma e suono”, RAM radioartemobile presenta a Milano nello spazio bunKerart, getulio alviani e Gianna Nannini, protagonisti di prima grandezza, l’uno dell’arte visiva, l’altra della musica, che realizzano assieme: “mi meraviglio di me”.
È’ questo un incontro inedito tra getulio alviani e Gianna Nannini che si interrogano e ci interrogano sui parametri e i rapporti espressi da forma e suono, tra materia e astrazione con valenze sottili, linguisticamente sorprendentemente affini, perché chiare e primarie. continua…
26-02-2008
Articolo di presentazione della casa editrice pubblicato su Arte Incontro (Libreria Bocca) nel luglio 2007
Sistema Borg: nulla di nuovo, viene solo da molto lontano, dallo spazio siderale. Non so se è proprio Borg, ma di certo non è di questo pianeta l’essere che è venuto sulla terra in cerca di a.
Scusa la banalità, ma è proprio vero che chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti! Basterebbe serrare e aprire a ripetizione i quattro incisivi che si hanno in bocca per poter addentare un po’ di quel succulento piacere che a. può dare.
Doveva approdare qui sulla terra un alieno perché ci si accorgesse degli infiniti profondissimi mondi di a.? Ha pescato, l’alieno, nel pozzo nero, più pozzo e più nero d’Italia e ha trovato Edoardo Sanguineti e Gaetano delli Santi che si passavano di mano uno strano oggetto luminoso e multiforme. Un testimone chiamato Scandaloso, Indicibile, Refrattario. Ma il più usato è Bastiancontrario.
Non ha un bel carattere, ma ha due grandi qualità: la generosità delle immagini e l’onestà della parola. Questi due pregi -di genere femminile, direi- si cedono reciprocamente il passo e tessono intricate trame in cui si celano per non adombrarsi. Ma no, che dico! Queste entità così diverse sgomitano come prime donne sul palcoscenico. Il risultato? Un gran caos!
Il loro barocco rincorrersi sa di Alessandria dorata di Erone o di Teatro della Memoria. E pare essere una forma unica nella continuità dello spazio… E torniamo allo spazio, le cui stelle sembrano buttate a manciate casuali, quando invece sono ben organizzate per ammassi magnetici. Assomigliano all’umana virtù e sciagura, perché ogni virtù è anche sciagura, se per virtù s’intende conoscenza e per sciagura consapevolezza.
E lasciami dire che questa è avanguardia.
Ritorno, insieme a te, sulla terra per indicarti che l’alieno di cui ti ho parlato saprà guidarti nelle pagine di Edoardo Sanguineti e Gaetano delli Santi: due generazioni di Avanguardia a confronto. Potrai scoprire come l’avanguardia esiste, senza soluzione di continuità, in ogni epoca e potrai dilettare il tuo intelletto -ed i tuoi sensi- con La forza generativa del Barocco. L’eredità estetico linguistica del Barocco alle Avanguardie. Inoltre, assisterai ad un nuovo processo a Giordano Bruno –in Fra’ Giordano Bruno redivivo- in un viaggio temporale fra passato, presente, futuro, saggi pittorici e circonvoluzioni linguistiche. E, ancora, tre cataloghi d’arte: I materiali dell’arte contemporanea, Nuove scritture , Arte cinetica e il più recente Manfredo Massironi. Ricerca visiva e arte, arte e ricerca visiva.
elisa fongaro
articolo redatto da: Gigi
17-02-2008
Attratti dalla regia di Robert Wilson abbiamo prenotato lo spettacolo all’Arcimboldi.
Peccato, è stata una grande delusione sotto diversi aspetti.
La storia di fondo si rifà alla consumatissima relazione tra due semidei, a cui viene impedito l’incesto: pena il crollo sistematico della nazione.
Tradimenti, gelosie, guerre immotivate, battaglie scatenate dall’ira fanciullesca del principe, ripicche. I soliti argomenti di una bassa commedia intrisa di stomacanti valori come la ricchezza, il lusso, lo sfarzo, l’opulenza, il destino e il potere. continua…
14-02-2008
Oggi ho visto il dvd dello spettacolo di Benetazzo, aspettando un altro 1929.
Le riprese non sono affatto curate, il video ha addirittura interi minuti fuori sinc.
Ma andando oltre le povertà sceniche e gli handicap dell’editing, i contenuti sono dilanianti. Rompono le ossa dei più preparati a un futuro difficile per l’intera umanità; mentre fanno a pezzi coloro i quali sono a digiuno di informazione su temi come la curva del petrolio, il signoraggio, le crisi finanziarie, le speculazioni bancarie, debiti pubblici, l’impatto dell’euro, relazioni con il mercato asiatico, e si possono permettere un insignificato ottimismo. continua…
11-02-2008
Siamo andati a vedere al teatro Arsenale lo spettacolo che ‘pareva’ fosse la messa in scena dell’omonimo di Artaud.
Deludente. Il testo non è stato interpretato integralmente, e mancava tutta la parte più eroica legata alla nuova lingua sonora di Artaud.
Quello era il tasto da premere. Positiva l’iniziativa di far interagire il video con i personaggi, però che non sia decorativa, ma analogica, interattiva.
02-02-2008
Chi si accosta all’opera deve, da subito, accettare una sfida.
E l’oggetto di questa sfida è precisamente la “comprensione” — che invece l’ermeneutica tradizionale presuppone come il “dato” di partenza e dunque come il fatto più scontato che ci sia. Per effetto della sfida che il testo è, ci si ritrova gettati agli estremi. Da un lato, per quanto sia ricca la competenza linguistica, i significati delle parole ci sfuggono. Diciamo che ci sono lontani, in quanto le unità lessicali sono provenienti da aree della lingua distanti nel tempo (arcaismi) o nello spazio (gerghi). Il che si riduce — in parole poverissime, che sono poi quelle della reazione abituale dei lettori — al fatto che il testo non si capisce. Non solo per il lettore-consumatore, abituato a fruizioni rapide, ma anche per il classico interprete dell’ermeneutica, il quale — si sa — pensa che tocchi alla tradizione portare il testo verso di lui. Insomma, o parla subito o niente.
Ma d’altro lato, è proprio quello che il testo di Delli Santi fa, se lo guardiamo dall’estremo opposto. Nel senso che lo capiamo benissimo, infatti: e immediatamente, per l’appunto. Basta che ci dimentichiamo per un momento del livello del significato. Potremmo dire: della mediazione del significato. Cosa dobbiamo fare, invece? Proviamo a recepirlo come gesto. Lasciamoci interessare dalla sua intonazione, dalla sua attività, dalla sua dinamica in movimento. E tutto è chiaro, fin dal principio. Il gesto testuale ci invade, ci preme e, per l’appunto, ci sfida. E, in questo, è chiarissimo: non possono esserci dubbi sulle sue intenzioni aggressive e polemiche. Possiamo difenderci da questa colluttazione linguistica e non accettarla affatto (e qui il giudizio del “non si capisce niente!” è proprio di coloro che hanno capito benissimo… e per giunta da subito), oppure trovarci a condividerla (almeno parzialmente; e anche contro noi stessi) nei suoi obiettivi e bersagli. Perché il pubblico, come in ogni avanguardia che si rispetti, ha da risultare diviso. Questo è “normale”. La chiusura è dunque una chiusura relativa, una chiusura selettiva.
La risposta “naturale” all’omologazione è il plurilinguismo. La prospettiva di Bruno è qui utilmente messa a frutto, trasferendo nel linguaggio poetico-letterario la ricerca degli “infiniti universi”. Si tratterà allora di esplorare infiniti universi linguistici in un plurilinguismo che non è più “duale”, cioè teso soltanto a intaccare il primato gerarchico del codice ufficiale con un codice subalterno. Non c’è più ragione di affrontare l’autorità della tradizione con la lingua quotidiana, in quanto la prima è già stata sconfitta ed uccisa. Nasce l’esigenza di un diverso schema che rivendichi la produttività linguistica. Ecco allora un plurilinguismo della massima pluralità degli apporti.
Il plurilinguismo è espansivo a tal punto che si espande al di là della stessa elaborazione linguistica. Nel farsi libro, il testo di delli Santi si è incontrato con la pittura di Fausto Pagliano. L’operazione di edizione non è stata un’impresa soltanto per il coraggio di presentare al pubblico un’opera che perfino gli addetti ai lavori (ormai ridotti ad “addetti ai piaceri”) giudicheranno illeggibile. Non bastava questo. Si trattava anche di coinvolgere altre arti (del resto lo stesso delli Santi è anche artista figurativo) nel disegno di una poetica tendenziosa; per esprimersi, insomma, e per lottare con il maggior numero di strumenti possibili. Così il progetto grafico è chiamato a porsi nella stessa lunghezza d’onda della scrittura: è la prosecuzione con altre armi e su un altro campo della battaglia che il testo ha inteso intraprendere nel dominio della lingua.
E allora la grafica si fa avvolgente, capillare, e prolifera anch’essa in grado estremo. Ogni pagina è un’opera. Che risponde, rilancia, configura diversamente le istanze della pulsione verbale. Come la scrittura, anche l’impaginazione ama direzioni divergenti e la temperie del décalage, l’alta escursione termica, i cortocircuiti dei suoi elementi: lo si potrà vedere negli scarti tra l’antico e l’ultramoderno, l’aggraziato e il duro, l’ornamentale e il significativo. (Davvero mi par di vedere, in questa invasione insieme della scrittura e del segno non verbale, una intersemiosi di grado assai elevato; e quasi una dimostrazione, alla faccia delle euforie informatiche, che il supporto “cartaceo” può essere — gettato alle ortiche ogni vittimismo e ogni rimpianto delle gloriose vestigia passate — un validissimo e maggiormente competitivo ipertesto multimediale).
L’interpretazione del libro come oggetto artistico contribuisce a oggettivare anche il testo, a rendere ancora più materiali, straniati e carichi di tensione gli strati ritrovati della parola.
Francesco Muzzioli
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