Si occupa di letteratura a tutto campo. Innanzitutto come critico e teorico, interessato soprattutto al rilevamento e alla costruzione di una tendenza antagonista, nella convinzione che la letteratura in quanto tale (con le sue tecniche e i suoi valori estetici) non sia sufficiente, anzi sia una trappola ideologica del tipo consolatorio e inibente, e che occorra pertanto lavorare in essa e con i suoi strumenti anche contro la letteratura stessa, promuovendo la trasformazione, la contraddizione interna e l’autocritica della scrittura ed aprendone il “cerchio magico” verso i conflitti della società. Attorno a questa linea di ricerca principale si articola, da un lato, la pratica dell’insegnamento rivolto ai giovani e, dall’altro, la scrittura creativa (anch’essa diffusa su vari generi: prosa, poesia e teatro), pensata soprattutto per la lettura in pubblico.
Muzzioli ha al suo attivo una lunga attività di critica, sia sugli autori contemporanei (con numerose introduzioni ai volumi di poesia), sia in generale sul Novecento. Ha scritto studi e monografie su molti autori, da Pasolini a Saba, da Michelstaedter a Calvino e Malerba. Un lavoro di ricostruzione storica, che tuttavia non perde mai di vista l’analisti testuale, è quello realizzato insieme a Marcello Carlino, sulla fase iniziale del XX secolo: La letteratura italiana del primo Novecento (La Nuova Italia Scientifica, 1986). I contributi più recenti sono quelli dediati a Pascoli e il simbolo (Lithos 1993) e a La poesia di Cesare Ruffato (Longo, 1998, con un saggio bibliografico di Daniela Forni).
Negli ultimi anni la sua ricerca ha privilegiato il terreno della metodologia e del dibattito tra le tendenze critiche, nell’ambito della teoria letteraria. In questo ambito ha pubblicato un manuale generale di orientamento (Le teorie della critica letteraria, Carocci, 1994) e un aggiornamento-approfondimento che arriva fino alle soglie del Duemila, Teorie letterarie contemporanee, Carocci, 2000. Un ulteriore lavoro ha riguardato la tendenza neo-marxista e la questione della tendenza “politica” nella letteratura (L’alternativa letteraria, Meltemi, 2001), mentre un volume in corso di stampa (Le strategie del testo, in uscita da Meltemi) è inteso al recupero della strumentazione classica della retorica per scandagliare a fondo – con un’ampia revisione del repertorio di citazioni e il supporto di alcuni esercizi di lettura – le dinamiche testuali di critica dell’immaginario e autocritica del “valore” simbolico.
È intervenuto spesso nel dibattito con scritti propositivi di tendenza antagonista, toccando anche il problema della diffusione e distribuzione di prodotti non immediatamente integrabili nell’attuale assetto del mercato editoriale.
Muzzioli insegna presso l’Università di Roma “La Sapienza”, nel Dipartimento di Italianistica e Spettacolo. La sua attività didattica è rivolta principalmente alla teoria della letteratura e all’analisi del testo, come avvicinamento a una tecnica di lettura fortemente critica, tale da caratterizzare lo studio quale “laboratorio alternativo”. Sul valore didattico della letteratura, Muzzioli è intervenuto in particolare nello scritto di premessa al volume di AA. VV., Il laboratorio di italiano, Milano, Unicopli, 2002.
Come autore di testi creativi, ha pubblicato in diversi “generi” di scrittura: ha iniziato con la narrativa, producendo “una specie di romanzo”, Il bizzarro caso dell’uomo ameboide (Latium, 1988), che riprende alcuni luoghi del fantastico, rielaborandoli a forza di parossismo, di ironia e di plurilinguismo.
Nel campo della poesia ha pubblicato finora due volumetti: Materiale comune, Fermenti, 1999; e Kilkoa, Oèdipus, 2002. Le sue direzioni di ricerca sono quelle di un verso lungo e ritmato, con il ricorso, in alcuni casi, alla rima ripetuta e ossessiva, della citazione e del grottesco, e – in generale – di una carica di rabbia e di sarcasmo che si trasmette alle strutture e che non risparmia la poesia stessa.
Di recente è stato ospitato nella collana di libri artistici di Cosimo Budetta, con Per la papaia del papa (Ogopogo, 2004). Un suo lavoro di prossima uscita, scritto in collaborazione con Antonio Maria Pinto, si intitola Bussoribussi.
Ha scritto per il teatro i testi di Recitazioni, Le Impronte degli Uccelli, 2000. Tra le invenzioni recenti e inedite, questa realizzata anche vocalmente su disco, ha proposto in pubblico La tempesta spaziale, parodia shakespeariana che polemizza con la guerra attuale.
Incontri letterari del SINDACATO NAZIONALE SCRITTORI – Sezione Lazio Mercoledì 8 giugno 2011 – ore 16,45
Franco Falasca
La felicità e le aberrazioni poesie 2001-2010
fabio d’ambrosio editore, milano
Intervengono:Marcello Carlino, Francesco Muzzioli, Jacqueline Risset
Biblioteca Vallicelliana
piazza della Chiesa Nuova 18 2° piano – 00186 ROMA
tel. 06.68802671
riceviamo da parte di alfonso malinconico, membro della giuria, il verbale dell’assegnazione del premio.
ci congratuliamo con francesco muzzioli per l’ìncarico a lui affidato per la composizione della nuova antologia di poeti.
PREMIO DI POESIA FRANCO CAVALLO, Prima Edizione 2008-2009
Giuria composta da
Giorgio Patrizi, Presidente, Rino Caputo, Marcello Carlino e Alfonso Malinconico
VERBALE DELLA GIURIA
La giuria del Premio di Poesia Franco Cavallo, Prima Edizione 2008-2009, composta come dal relativo Bando, riunitasi il giorno 7 gennaio 2009 in un noto Ristorante di Roma, ha proceduto a confrontare le diverse valutazioni sopra i poeti, che ciascuno dei componenti aveva per tempo individuato, e comunicato ai colleghi perché di essi potessero essere prese in esame le opere e perché potesse istruirsi un attento lavoro comparativo, che si è valso, inoltre, della prassi di frequenti scambi di vedute informali.continua…
Blow Club, via di Porta Labicana 24, angolo via dei Sabelli, Roma San Lorenzo
La corte del Corto, ovvero Quello che i classici pensano del cattivo governo di Pitalia.
Francesco Muzzioli legge una favola parodistico-satirica, cui hanno collaborato i maggiori autori della letteratura italiana (edizioni Le Impronte degli Uccelli).
Precederà la proiezione della video-lezione Gli alieni all’avanguardia, a cura di Fabio D’Ambrosio.
partecipano all’evento Franco Falasca, Michele Fianco, Mario Lunetta, Francesco Muzzioli, Marco Palladini oltre al team completo della redazione editoriale.
dicono che oggi l’avanguardia sia impossibile.
ma è davvero impossibile?
o siamo di fronte ad un alibi per non fare?
l’avanguardia è impossibile? ma allora è proprio ciò che vale la pena di cercare di fare.
il possibile è troppo facile. bisogna fare l’impossibile.
francesco muzzioli spiega in pochi minuti perchè è importante cercare il nuovo.
Manifestazione SanLorenzoInPiazza
Piazza dell’Immacolata, ROMA martedì 15 luglio 2008 – ore 21
fabio d’ambrosio editore presenta:
I CATAMODERNI
l’impossibile Avanguardia contemporanea
Serata di poesia con
Tiziana Colusso, Franco Falasca, Michele Fianco, Gianni Fontana,
Mario Lunetta, Francesco Muzzioli, Marco Palladini
“I Catamoderni” sono un movimento di avanguardia letteraria, che nasce dall’idea di lasciare da parte il postmoderno per una prospettiva che faccia i conti con la fase estrema della modernità, senza abbandonare il terreno dell’utopia e della critica dell’esistente, usando il linguaggio della letteratura e dell’arte come arma polemica.
Giulio Casale, Pierluciano Guardigli e i Catamoderni leggono il contemporaneo
Cremona 7 giugno 2008 – ore 18.30
Loggia dei Militi in Piazza del Duomo
I CATAMODERNI
l’impossibile Avanguardia contemporanea
Appuntamento a Cremona, in piazza del Duomo, sotto la loggia dei Militi
Pierluciano Guardigli introduce al tema dell’Avanguardia. Chiarendone le origini, e le ragioni per cui oggi è indispensabile adottarne le modalità e i contenuti. Giulio Casale, rimanendo sull’argomento, ne approfondisce le dinamiche portando al microfono la sua esperienza di cantante impegnato in un percorso di critica del contemporaneo. I due conducono una vera e propria lezione interdisciplinare d’avanguardia, intrecciando momenti didattici contenutistici storici, a performance musicali dal vivo. continua…
Cremona 7 giugno 2008 – ore 18.30 Loggia dei Militi in Piazza del Duomo
I CATAMODERNI
l’impossibile Avanguardia contemporanea
L’Avanguardia e le sfide della contemporaneità: incontro scontro tra giovani e autori per una nuova antologia dell’Avanguardia.
I protagonisti della poesia e della prosa dell’Avanguardia contemporanea di fronte ad un gruppo di giovani studiosi.
Gli autori, sotto accusa, dovranno dimostrare la vicinanza delle Avanguardie alle necessità dell’uomo contemporaneo, a partire dalle nuove generazioni.
A cura di: Fabio D’Ambrosio
Intervengono Gaetano delli Santi, Carmine Lubrano, Francesco Muzzioli.
Con la partecipazione speciale di Giulio Casale
Conduce: Pierluciano Guardigli
L’incontro ha lo scopo di mettere confronto e in piena relazione, anche contraddittoria alcuni fra i protagonisti della poesia e della prosa contemporanea, quali Gaetano delli Santi, Carmine Lubrano e Francesco Muzzioli con un pubblico di giovanissime e giovanissimi studiosi.
I ragazzi, primo pubblico cui l’Avanguardia dovrebbe orientarsi nel suo farsi promotrice di una nuova umanità possibile, diventano i reali protagonisti di questo incontro, in cui si darà modo di capire perché la scrittura deve essere orientata al sociale e come sia immersa totalmente nel quotidiano e nelle sue più profonde contraddizioni.
Gli autori, sotto accusa, dovranno dimostrare la vicinanza delle avanguardie alle necessità dell’uomo contemporaneo, a partire dalle nuove generazioni. continua…
I CATAMODERNI: l’impossibile Avanguardia contemporanea L’Avanguardia e le sfide della contemporaneità: incontro scontro tra
giovani e autori per una nuova antologia dell’Avanguardia
I CATAMODERNI: l’impossibile Avanguardia contemporanea
L’Avanguardia e le sfide della contemporaneità: incontro scontro tra
giovani e autori per una nuova antologia dell’Avanguardia
Chi si accosta all’opera deve, da subito, accettare una sfida.
E l’oggetto di questa sfida è precisamente la “comprensione” — che invece l’ermeneutica tradizionale presuppone come il “dato” di partenza e dunque come il fatto più scontato che ci sia. Per effetto della sfida che il testo è, ci si ritrova gettati agli estremi. Da un lato, per quanto sia ricca la competenza linguistica, i significati delle parole ci sfuggono. Diciamo che ci sono lontani, in quanto le unità lessicali sono provenienti da aree della lingua distanti nel tempo (arcaismi) o nello spazio (gerghi). Il che si riduce — in parole poverissime, che sono poi quelle della reazione abituale dei lettori — al fatto che il testo non si capisce. Non solo per il lettore-consumatore, abituato a fruizioni rapide, ma anche per il classico interprete dell’ermeneutica, il quale — si sa — pensa che tocchi alla tradizione portare il testo verso di lui. Insomma, o parla subito o niente.
Ma d’altro lato, è proprio quello che il testo di Delli Santi fa, se lo guardiamo dall’estremo opposto. Nel senso che lo capiamo benissimo, infatti: e immediatamente, per l’appunto. Basta che ci dimentichiamo per un momento del livello del significato. Potremmo dire: della mediazione del significato. Cosa dobbiamo fare, invece? Proviamo a recepirlo come gesto. Lasciamoci interessare dalla sua intonazione, dalla sua attività, dalla sua dinamica in movimento. E tutto è chiaro, fin dal principio. Il gesto testuale ci invade, ci preme e, per l’appunto, ci sfida. E, in questo, è chiarissimo: non possono esserci dubbi sulle sue intenzioni aggressive e polemiche. Possiamo difenderci da questa colluttazione linguistica e non accettarla affatto (e qui il giudizio del “non si capisce niente!” è proprio di coloro che hanno capito benissimo… e per giunta da subito), oppure trovarci a condividerla (almeno parzialmente; e anche contro noi stessi) nei suoi obiettivi e bersagli. Perché il pubblico, come in ogni avanguardia che si rispetti, ha da risultare diviso. Questo è “normale”. La chiusura è dunque una chiusura relativa, una chiusura selettiva.
La risposta “naturale” all’omologazione è il plurilinguismo. La prospettiva di Bruno è qui utilmente messa a frutto, trasferendo nel linguaggio poetico-letterario la ricerca degli “infiniti universi”. Si tratterà allora di esplorare infiniti universi linguistici in un plurilinguismo che non è più “duale”, cioè teso soltanto a intaccare il primato gerarchico del codice ufficiale con un codice subalterno. Non c’è più ragione di affrontare l’autorità della tradizione con la lingua quotidiana, in quanto la prima è già stata sconfitta ed uccisa. Nasce l’esigenza di un diverso schema che rivendichi la produttività linguistica. Ecco allora un plurilinguismo della massima pluralità degli apporti.
Il plurilinguismo è espansivo a tal punto che si espande al di là della stessa elaborazione linguistica. Nel farsi libro, il testo di delli Santi si è incontrato con la pittura di Fausto Pagliano. L’operazione di edizione non è stata un’impresa soltanto per il coraggio di presentare al pubblico un’opera che perfino gli addetti ai lavori (ormai ridotti ad “addetti ai piaceri”) giudicheranno illeggibile. Non bastava questo. Si trattava anche di coinvolgere altre arti (del resto lo stesso delli Santi è anche artista figurativo) nel disegno di una poetica tendenziosa; per esprimersi, insomma, e per lottare con il maggior numero di strumenti possibili. Così il progetto grafico è chiamato a porsi nella stessa lunghezza d’onda della scrittura: è la prosecuzione con altre armi e su un altro campo della battaglia che il testo ha inteso intraprendere nel dominio della lingua.
E allora la grafica si fa avvolgente, capillare, e prolifera anch’essa in grado estremo. Ogni pagina è un’opera. Che risponde, rilancia, configura diversamente le istanze della pulsione verbale. Come la scrittura, anche l’impaginazione ama direzioni divergenti e la temperie del décalage, l’alta escursione termica, i cortocircuiti dei suoi elementi: lo si potrà vedere negli scarti tra l’antico e l’ultramoderno, l’aggraziato e il duro, l’ornamentale e il significativo. (Davvero mi par di vedere, in questa invasione insieme della scrittura e del segno non verbale, una intersemiosi di grado assai elevato; e quasi una dimostrazione, alla faccia delle euforie informatiche, che il supporto “cartaceo” può essere — gettato alle ortiche ogni vittimismo e ogni rimpianto delle gloriose vestigia passate — un validissimo e maggiormente competitivo ipertesto multimediale).
L’interpretazione del libro come oggetto artistico contribuisce a oggettivare anche il testo, a rendere ancora più materiali, straniati e carichi di tensione gli strati ritrovati della parola.
da Fra’ Giordano Bruno redivivo (D’Ambrosio editore, milano 2001) di Francesco Muzzioli
1. Una volta, neanche tanto tempo fa — all’altezza delle nuove avanguardie degli anni Cinquanta-Sessanta, — il testo sperimentale veniva incontro al destinatario come un’opera aperta: gli veniva incontro anche nel senso che si prestava ad un “incontro”, perché gli offriva il destro di giocare con le sue parti (a spostare, a ricomporre: a ri-creare, insomma), in modo da disporle ogni volta diversamente, secondo la propensione del momento. Oggi — nel testo di delli Santi, in consonanza con uno sperimentalismo del tutto nuovo, — quella che viene incontro al lettore sembra essere piuttosto un’opera chiusa. In qualche modo catafratta in una corazza di parole. E non gli viene più tanto “incontro”, dunque, quanto piuttosto inopinatamente “contro”. Il sogno (l’illusione) della libera partecipazione è tramontato, con quel tanto di “ricreativo” che possedeva. Il destinatario si accorge di non essere più un “fruitore”, che può giovarsi a piacimento dell’opera e combinarsela come gli pare; non può più essere un semplice “consumatore” di linguaggio. Accade qualcosa che, nella logica del mondo delle merci, sarebbe assurda. Il prodotto rende difficile il consumo. Chi si accosta all’opera deve continua…
Sappiamo bene, che è proprio dai più acuti stati di crisi, dai nodi più intricati, dai “punti di rottura” che possiamo valutare con maggiore chiarezza i problemi che ci riguardano tutti. Proprio così: la realtà che può colpirci e spingere in avanti la nostra riflessione è quella che ci viene incontro dalle zone più toccate dal disagio, dove più chiaramente emerge e si fa emblematica la contraddizione reale. Per stare al panorama italiano, l’area napoletana, ad esempio: essa evoca subito — nel senso comune di massa — uno stato di illegalismo e di selvaggia cronaca nera, eppure proprio lì, per la forza di una dialettica degli estremi, si deve riconoscere uno dei nostri più avanzati “laboratori”, una interessantissima fucina culturale che ha prodotto (qui mi riferisco principalmente al mio campo, che è quello letterario) attività di assoluto rilievo, promosse da scrittori, gruppi, riviste (da “Terra del Fuoco” alla storica “Altri Termini”; e aggiungerei anche “Oltranza”, “Pragma”, “Risvolti”), con percorsi originali e non-allineati. continua…
rima a metro viene dietro seguo il suono non ragiono venga il senso che non penso batto il tempo e passo il tempo io mi alieno a ciel sereno
rime rimesse; ma non sempre al posto canonico rime rimette (le vomita dallo stomaco?) vendita rime; le do il pezzo che vuole in offerta a metà prezzo (ma la domanda latita)
La letteratura è una cosa che non si è mai saputa (o potuta) definire una volta per tutte. Tanto più quando, come oggi, non ricevendo più molto credito nei valori e nelle aspirazioni degli uomini, la scrittura letteraria perde molto del suo carattere istituzionale, guadagna però, in cambio, una grande libertà di uso. Emarginata dalla Comunicazione Ufficiale e costretta nella maggior parte dei casi a una circolazione semi-clandestina, proprio perché non subisce altra censura che il silenzio, allora la cosa chiamata letteratura, quando la si riesce ad incontrare per qualche accidente o coincidenza o caso fortunato, si rende fruibile senza limitazioni, in tutte le sue possibili direzioni e risvolti. E può sprigionare, in tali casi, tutti i suoi molteplici “piaceri” che si trovano ai diversi livelli del testo. Sì, perché non c’è uno e un solo “piacere del testo”: a saperli trovare, ce ne sono molti. continua…
Sappiamo che non c’è niente di gratuito e che, insomma, non c’è niente fuori dal mercato. Ma dovrebbe essere altrettanto ovvio che il mercato che c’è non è l’unico possibile. I guasti e le malformazioni dell’attuale assetto — e in particolare per quanto riguarda i prodotti di cui mi occupo, come “minimo” studioso e operatore, cioè quelli culturali e librari — sono sotto gli occhi di tutti e sono stati già abbondantemente sottolineati, ma vorrei tornare rapidamente su alcuni aspetti che mi sembrano particolarmente gravi: continua…
la nostra attenzione è concentrata su quegli artisti e su quei movimenti letterari e artistici che mirano alla ricerca e alla sperimentazione di forme espressive finalizzate a fornire strumenti per un vivere intelligente