il decadentismo: lo sguardo ipersensibile e allucinogeno della messa in crisi dell’io.
il preziosismo linguistico dell’incubo e della contraddizione dell’esistente tra arte e letteratura.
la pennellata espressionista
il cromatismo materico nella sonorità di dante.
lo stile gotico, babelico e sporco de l’inferno di dante
simbiosi con l’architettura gotica e con il tocco espressionista.
gli incontri si svolgono alle ore 19:00 presso la libreria puerto de libros, via pollaiuolo 5, milano
prenotazione obbligatoria
per adesioni e informazioni mail
+39 348 41 30 420 (valeria)
Blow Club, via di Porta Labicana 24, angolo via dei Sabelli, Roma San Lorenzo
La corte del Corto, ovvero Quello che i classici pensano del cattivo governo di Pitalia.
Francesco Muzzioli legge una favola parodistico-satirica, cui hanno collaborato i maggiori autori della letteratura italiana (edizioni Le Impronte degli Uccelli).
Precederà la proiezione della video-lezione Gli alieni all’avanguardia, a cura di Fabio D’Ambrosio.
partecipano all’evento Franco Falasca, Michele Fianco, Mario Lunetta, Francesco Muzzioli, Marco Palladini oltre al team completo della redazione editoriale.
la scrittura deviante, dal ‘300 al contemporaneo, come estetica che divaga, diverte, critica la storia passata e presente, esce dalla retta via del classicismo.
ovvero: il motto arguto, l’eroicomico, il giocoso, la parodia, il sensuale, il grottesco, ecc.
come è andata?
una sessantina di persone, in maggioranza sotto i 30 anni, hanno partecipato a 1 ora e 40 minuti di lezione, animata da letture, anche in chiave cabarettistica (grazie alla partecipazione di luca klobas). gaetano delli santi ha tenuto alta la tensione entrando in profondità su tematiche e citazioni.
Il lungometraggio nasce dalle riprese realizzate durante la messa in scena teatrale, in cartellone a roma nel febbraio 2003. i testi sono tratti dal volume “fra’ giordano bruno redivivo” di gaetano delli santi, pubblicato da fabio d’ambrosio editore (2001).
regia: claudio pappalardo
scenografia virtuale: fabio d’ambrosio
scenografia: gianni gangai
musiche: art bears (su gentile concessione di chris cutler)
dicono che oggi l’avanguardia sia impossibile.
ma è davvero impossibile?
o siamo di fronte ad un alibi per non fare?
l’avanguardia è impossibile? ma allora è proprio ciò che vale la pena di cercare di fare.
il possibile è troppo facile. bisogna fare l’impossibile.
francesco muzzioli spiega in pochi minuti perchè è importante cercare il nuovo.
Manifestazione SanLorenzoInPiazza
Piazza dell’Immacolata, ROMA martedì 15 luglio 2008 – ore 21
fabio d’ambrosio editore presenta:
I CATAMODERNI
l’impossibile Avanguardia contemporanea
Serata di poesia con
Tiziana Colusso, Franco Falasca, Michele Fianco, Gianni Fontana,
Mario Lunetta, Francesco Muzzioli, Marco Palladini
“I Catamoderni” sono un movimento di avanguardia letteraria, che nasce dall’idea di lasciare da parte il postmoderno per una prospettiva che faccia i conti con la fase estrema della modernità, senza abbandonare il terreno dell’utopia e della critica dell’esistente, usando il linguaggio della letteratura e dell’arte come arma polemica.
Giulio Casale, Pierluciano Guardigli e i Catamoderni leggono il contemporaneo
Cremona 7 giugno 2008 – ore 18.30
Loggia dei Militi in Piazza del Duomo
I CATAMODERNI
l’impossibile Avanguardia contemporanea
Appuntamento a Cremona, in piazza del Duomo, sotto la loggia dei Militi
Pierluciano Guardigli introduce al tema dell’Avanguardia. Chiarendone le origini, e le ragioni per cui oggi è indispensabile adottarne le modalità e i contenuti. Giulio Casale, rimanendo sull’argomento, ne approfondisce le dinamiche portando al microfono la sua esperienza di cantante impegnato in un percorso di critica del contemporaneo. I due conducono una vera e propria lezione interdisciplinare d’avanguardia, intrecciando momenti didattici contenutistici storici, a performance musicali dal vivo. continua…
Cremona 7 giugno 2008 – ore 18.30 Loggia dei Militi in Piazza del Duomo
I CATAMODERNI
l’impossibile Avanguardia contemporanea
L’Avanguardia e le sfide della contemporaneità: incontro scontro tra giovani e autori per una nuova antologia dell’Avanguardia.
I protagonisti della poesia e della prosa dell’Avanguardia contemporanea di fronte ad un gruppo di giovani studiosi.
Gli autori, sotto accusa, dovranno dimostrare la vicinanza delle Avanguardie alle necessità dell’uomo contemporaneo, a partire dalle nuove generazioni.
A cura di: Fabio D’Ambrosio
Intervengono Gaetano delli Santi, Carmine Lubrano, Francesco Muzzioli.
Con la partecipazione speciale di Giulio Casale
Conduce: Pierluciano Guardigli
L’incontro ha lo scopo di mettere confronto e in piena relazione, anche contraddittoria alcuni fra i protagonisti della poesia e della prosa contemporanea, quali Gaetano delli Santi, Carmine Lubrano e Francesco Muzzioli con un pubblico di giovanissime e giovanissimi studiosi.
I ragazzi, primo pubblico cui l’Avanguardia dovrebbe orientarsi nel suo farsi promotrice di una nuova umanità possibile, diventano i reali protagonisti di questo incontro, in cui si darà modo di capire perché la scrittura deve essere orientata al sociale e come sia immersa totalmente nel quotidiano e nelle sue più profonde contraddizioni.
Gli autori, sotto accusa, dovranno dimostrare la vicinanza delle avanguardie alle necessità dell’uomo contemporaneo, a partire dalle nuove generazioni. continua…
La forza generativa del Barocco. L’eredità estetico linguistica del
Barocco alle Avanguardie.
La rivoluzione barocca per un’analisi critica della società contemporanea.
A cura di: Fabio D’Ambrosio
Intervengono: Gaetano delli Santi e Paolo Jachia
I CATAMODERNI: l’impossibile Avanguardia contemporanea L’Avanguardia e le sfide della contemporaneità: incontro scontro tra
giovani e autori per una nuova antologia dell’Avanguardia
I CATAMODERNI: l’impossibile Avanguardia contemporanea
L’Avanguardia e le sfide della contemporaneità: incontro scontro tra
giovani e autori per una nuova antologia dell’Avanguardia
Chi si accosta all’opera deve, da subito, accettare una sfida.
E l’oggetto di questa sfida è precisamente la “comprensione” — che invece l’ermeneutica tradizionale presuppone come il “dato” di partenza e dunque come il fatto più scontato che ci sia. Per effetto della sfida che il testo è, ci si ritrova gettati agli estremi. Da un lato, per quanto sia ricca la competenza linguistica, i significati delle parole ci sfuggono. Diciamo che ci sono lontani, in quanto le unità lessicali sono provenienti da aree della lingua distanti nel tempo (arcaismi) o nello spazio (gerghi). Il che si riduce — in parole poverissime, che sono poi quelle della reazione abituale dei lettori — al fatto che il testo non si capisce. Non solo per il lettore-consumatore, abituato a fruizioni rapide, ma anche per il classico interprete dell’ermeneutica, il quale — si sa — pensa che tocchi alla tradizione portare il testo verso di lui. Insomma, o parla subito o niente.
Ma d’altro lato, è proprio quello che il testo di Delli Santi fa, se lo guardiamo dall’estremo opposto. Nel senso che lo capiamo benissimo, infatti: e immediatamente, per l’appunto. Basta che ci dimentichiamo per un momento del livello del significato. Potremmo dire: della mediazione del significato. Cosa dobbiamo fare, invece? Proviamo a recepirlo come gesto. Lasciamoci interessare dalla sua intonazione, dalla sua attività, dalla sua dinamica in movimento. E tutto è chiaro, fin dal principio. Il gesto testuale ci invade, ci preme e, per l’appunto, ci sfida. E, in questo, è chiarissimo: non possono esserci dubbi sulle sue intenzioni aggressive e polemiche. Possiamo difenderci da questa colluttazione linguistica e non accettarla affatto (e qui il giudizio del “non si capisce niente!” è proprio di coloro che hanno capito benissimo… e per giunta da subito), oppure trovarci a condividerla (almeno parzialmente; e anche contro noi stessi) nei suoi obiettivi e bersagli. Perché il pubblico, come in ogni avanguardia che si rispetti, ha da risultare diviso. Questo è “normale”. La chiusura è dunque una chiusura relativa, una chiusura selettiva.
La risposta “naturale” all’omologazione è il plurilinguismo. La prospettiva di Bruno è qui utilmente messa a frutto, trasferendo nel linguaggio poetico-letterario la ricerca degli “infiniti universi”. Si tratterà allora di esplorare infiniti universi linguistici in un plurilinguismo che non è più “duale”, cioè teso soltanto a intaccare il primato gerarchico del codice ufficiale con un codice subalterno. Non c’è più ragione di affrontare l’autorità della tradizione con la lingua quotidiana, in quanto la prima è già stata sconfitta ed uccisa. Nasce l’esigenza di un diverso schema che rivendichi la produttività linguistica. Ecco allora un plurilinguismo della massima pluralità degli apporti.
Il plurilinguismo è espansivo a tal punto che si espande al di là della stessa elaborazione linguistica. Nel farsi libro, il testo di delli Santi si è incontrato con la pittura di Fausto Pagliano. L’operazione di edizione non è stata un’impresa soltanto per il coraggio di presentare al pubblico un’opera che perfino gli addetti ai lavori (ormai ridotti ad “addetti ai piaceri”) giudicheranno illeggibile. Non bastava questo. Si trattava anche di coinvolgere altre arti (del resto lo stesso delli Santi è anche artista figurativo) nel disegno di una poetica tendenziosa; per esprimersi, insomma, e per lottare con il maggior numero di strumenti possibili. Così il progetto grafico è chiamato a porsi nella stessa lunghezza d’onda della scrittura: è la prosecuzione con altre armi e su un altro campo della battaglia che il testo ha inteso intraprendere nel dominio della lingua.
E allora la grafica si fa avvolgente, capillare, e prolifera anch’essa in grado estremo. Ogni pagina è un’opera. Che risponde, rilancia, configura diversamente le istanze della pulsione verbale. Come la scrittura, anche l’impaginazione ama direzioni divergenti e la temperie del décalage, l’alta escursione termica, i cortocircuiti dei suoi elementi: lo si potrà vedere negli scarti tra l’antico e l’ultramoderno, l’aggraziato e il duro, l’ornamentale e il significativo. (Davvero mi par di vedere, in questa invasione insieme della scrittura e del segno non verbale, una intersemiosi di grado assai elevato; e quasi una dimostrazione, alla faccia delle euforie informatiche, che il supporto “cartaceo” può essere — gettato alle ortiche ogni vittimismo e ogni rimpianto delle gloriose vestigia passate — un validissimo e maggiormente competitivo ipertesto multimediale).
L’interpretazione del libro come oggetto artistico contribuisce a oggettivare anche il testo, a rendere ancora più materiali, straniati e carichi di tensione gli strati ritrovati della parola.
Preparazione:
Approntare una penna e strisce di carta di uguale lunghezza.
Isolare gli occhi da sorgenti di luce più o meno vicine.
Ripetere l’operazione per i rimanenti organi di senso -ad eccezione dell’impianto uditivo- fino alla conquista di un isolamento vòlto alla massima ricezione.
Il silenzio (percezione fastidiosissima perché senza limiti instabile) si rompe -attacco iniziale della sinfonia.
Note e rumori pungolano gli organi sensòri e vengono identificati come suoni dai sensi che, patendoli, si riconoscono come canali (media). Attraverso questi tutto il corpo, fattosi cassa di risonanza, riceve e costruisce immagini percettive -ogni organo secondo le proprie funzioni- all’interno di un flusso unico, guidato dalla matematica della composizione musicale.
A partire dall’operazione messa in atto da D’Annunzio per il suo Notturno (1), bendati durante l’ascolto del brano, ne riceviamo le melodie, i passaggi e le discontinuità: al buio (meno vincolati dalla costrizione del significante grafico) lasciamo depositare sulle strisce di carta i frammenti -parole, immagini, percezioni- raccolti dal filtro cerebrale.
lezione tenuta il 19 luglio 2007 da Gaetano delli Santi
F. T. MARINETTI UCCIDIAMO IL CHIARO DI LUNA!
aprile 1909
1
- Olà! grandi poeti incendiarî, fratelli miei futuristi!…Olà! Paolo Buzzi, Palazzeschi, Cavacchioli, Govoni, Altomare, Folgore, Boccioni, Carrà, Russolo, Balla, Severini, Pratella, D’Alba, Mazza! Usciamo da Paralisi, devastiamo Podagra e stendiamo il gran Binario militare sui fianchi del Gorisankar, vetta del mondo!
Uscivamo tutti dalla città, con un passo agile preciso, che sembrava volesse danzare cercando ovunque ostacoli da superare. Intorno a noi, e nei nostri cuori, immensa ebrietà del vecchio sole europeo[1], che barcollava tra nuvole color di vino…Quel sole ci sbatté sulla faccia la sua gran torcia di porpora incandescente, poi crepò, vomitandosi tutto all’infinito.
Turbini di polvere aggressiva; acciecante fusione di zolfo, di potassa e di silicati per le vetrate dell’Ideale!…Fusione d’un nuovo globo solare che presto vedremo risplendere.
- Vigliacchi! – gridai, voltandomi verso gli abitanti di Paralisi, ammucchiati sotto di noi, massa enorme di obici irritati, già pronti per i nostri futuri cannoni.
“Vigliacchi! Vigliacchi!…Perché queste vostre strida di gatti scorticati vivi?…Temete forse che appicchiamo il fuoco alle vostre catapecchie?…Non ancora!…Dovremo pur scaldarci nell’inverno prossimo!…Per ora, ci accontentiamo di far saltare in aria tutte le tradizioni[2], come ponti fradici!…La guerra?…Ebbene, sì: essa è la nostra unica speranza, la nostra ragione di vivere, la nostra sola volontà!…Sì, la guerra![3] Contro di voi, che morite troppo lentamente, e contro tutti i morti che ingombrano le nostre strade!… continua…
lezione tenuta il 5 luglio 2007 da Gaetano delli Santi
INTRODUZIONE
Il Manifesto del Futurismo è il documento programmatico, scritto da Marinetti nel 1908 e pubblicato su Le Figaro nel 1909, in cui l’autore intende enunciare i principi fondamentali e le linee guida della scrittura e dell’arte futurista. Il testo enuncia la poetica futurista: esso si focalizza non solo sui caratteri estetico-espressivi propri del movimento, ma anche sulla concezione stessa dell’arte e della letteratura, sulla loro ragion d’essere, sulle loro finalità e sul rapporto che esse vogliono intrattenere con i propri lettori. Marinetti delinea forme e contenuti nuovi, originali, del tutto rivoluzionari: egli intende esporre un programma violentemente polemico, di integrale svecchiamento della cultura dominante sulla base di nuovi principi, coerenti con la vita moderna e la società industriale. Il Manifesto si configura alla stregua di una denuncia energica nei riguardi dell’arte e della letteratura, così come erano state concepite sino a quel momento.
Quando redige il primo Manifesto del Futurismo, pubblicato sul “Figaro” del 20 febbraio, il poeta ha già al proprio attivo un certo numero di raccolte in italiano e in francese e dirige a Milano la rivista di impronta simbolista “Poesia”. Nel corso dell’anno 1909, Marinetti ha l’occasione di entrare in contatto con un gruppo di giovani pittori italiani pronti a elaborare e a praticare in pittura l’idea futurista: Umberto Boccioni (1882-1916), Giacomo Balla (1871-1958), Carlo Carrà (1881-1966), Luigi Russolo (1885-1947) e Gino Severini (1883-1966), i quali, nel corso del 1910, aderiscono al movimento e pubblicano il Manifesto dei pittori futuristi e il Manifesto tecnico della pittura futurista. Da qui si evince una delle prime caratteristiche del Futurismo e dell’Avanguardia in senso lato: l’intedisciplinarità delle arti e l’intersemiosi linguistica che ne connota forme espressive e modelli comunicativi. continua…
lezione tenuta da Gaetano delli Santi
F.T. MARINETTI FONDAZIONE E MANIFESTO DEL FUTURISMO
Pubblicato dal “Figaro” di Parigi
il 20 febbraio 1909
Avevamo vegliato[1] tutta la notte -i miei amici ed io- sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato[2], stellate[3] come le nostre anime[4], perché come queste irradiate dal chiuso fulgòre di un cuore elettrico. Avevamo lungamente calpestata su opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture[5].
Un immenso orgoglio gonfiava i nostri petti, poiché ci sentivamo soli, in quell’ora, ad esser desti e ritti, come fari superbi o come sentinelle avanzate, di fronte all’esercito delle stelle nemiche, occhieggianti dai loro celesti accampamenti. Soli coi fuochisti che s’agitano davanti ai forni infernali delle grandi navi, soli coi neri fantasmi che frugano nelle pance arroventate delle locomotive lanciate a pazza corsa, soli cogli ubriachi annaspanti, con un incerto batter d’ali, lungo i muri della città[6].
Sussultammo ad un tratto[7], all’udire il rumore formidabile degli enormi tramvai a due piani[8], che passano sobbalzando, risplendenti di luci multicolori, come i villaggi in festa che il Po[9] straripato squassa e sràdica d’improvviso, per trascinarli fino al mare, sulle cascate e attraverso i gorghi di un diluvio.
Poi il silenzio divenne più cupo. Ma mentre ascoltavamo l’estenuato borbottìo, di preghiere del vecchio canale e lo scricchiolar dell’ossa dei palazzi moribondi sulle loro barbe di umida verdura, noi udimmo subitamente ruggire sotto le finestre gli automobili famelici. continua…
la nostra attenzione è concentrata su quegli artisti e su quei movimenti letterari e artistici che mirano alla ricerca e alla sperimentazione di forme espressive finalizzate a fornire strumenti per un vivere intelligente