“È solo scrivendo che si scrive”
Ipotesi per un laboratorio di scrittura concreta
Modalità di partecipazione e organizzazione

Durata del laboratorio. Il laboratorio si articola in 12 incontri: 8 incontri di esperienza laboratoriale (della durata di tre ore ciascuno) + 4 incontri di confronto collettivo con approfondimenti teorici (della durata di due ore ciascuno), per totale complessivo di 32 ore.

Gli incontri si svolgeranno il martedì a partire dalle ore 19:00.

Sede: Milano, zona navigli

Quota di partecipazione: € 250

Per adesioni ed informazioni: laboratorio@dambrosioeditore.it

Come nasce
Questo progetto si inserisce in un contesto (culturale) inesistente. O in un contesto inculturale esistente, se preferisci. Non riporta in vita alcun laboratorio precedentemente proposto.
È solo una novità. Che di fatto annichilisce qualsiasi altro “laboratorio di scrittura creativa” o “corso laboratoriale” oggi di moda. Hai mai preso parte ad uno di questi bei (non ne neghiamo assolutamente il valore scolastico!), bei seminari? Lezioni frontali, signore e signori, in cui aleggia leggiadro e appesantito un silenzio sacrale da scriptorium cluniacense.
In un laboratorio di scrittura si scrive e si scrive qualcosa di nuovo e di vivo. Quindi:

basta!

con la rilassante lezione del cattedratico di turno;

basta!

con la passività e l’inattività silenziose.

Trattandosi, insomma, di un laboratorio di scrittura concreta, ti proponiamo di venire a vivere delle situazioni. E (quindi) a scrivere.

Lo scopo e i contenuti
Il laboratorio propone dunque un gioco di ricerca che si sviluppa attraverso una dinamica di argomenti, domande e situazioni da esperire nella loro concretezza, per potervi affondare le mani e ricercare una scrittura reattiva e vitale.
Stanchi del contesto metropolitano attuale nel quale la parola è oggetto opaco e monodimensionato, goffo come cadavere irrigidito e subìto passivamente, vogliamo appellarci ad uno strumento di misura con cui, millenni addietro, l’uomo ha misurato anche la terra: il corpo.
In quest’ottica -tramite la corporalità- si guadagnerà un organismo, che sembrerà nuovo solo perché la svogliata piaga dell’abitudine ci ha convinti di avere un corpo non primordiale e carnale, bensì uno moderno, fatto di superfici prive di scabrosità, senza viscere come un tubo idraulico.
Concentrati sui sensi, si acuiscono ed acquisiscono percezioni. Risultato inevitabile la tabula rasa su cui finalmente ritrovare il (o forse meglio: osservare il ritrovamento archeologico del) linguaggio corporale. L’esperienza del corpo e del suo movimento in un interno ed esterno fluidi condurrà senza scampo ad un ripensamento della parola: consentirle di riappropriarsi del suo volume, della sua plurisensorialità e delle sue capacità di essere concreto ed attuale.
Ne consegue perciò indispensabile il calarsi nella realtà presente (ed anche quotidiana): rispettandone la complessità, la materialità e la disponibilità a farsi vivere attraverso i sensi e le esperienze più disparate, il progetto prevede dunque molteplici contesti all’interno dei quali i partecipanti sono chiamati a costituirsi parte attiva, per sperimentare poi, in fase di scrittura, diverse forme testuali capaci anch’esse di appellarsi ai linguaggi ricchi di un corpo complesso e fluido.

I contenitori incontinenti

Non proporremo un programma di LEZIONI e per di più ACCADEMICHE!

Ciò che dunque ti proponiamo ORA è una serie di OTTO INCONTRI della durata di TRE ORE ciascuno, preceduti da un incontro preliminare che spiegherà diffusamente, faccia a faccia, i contenuti qui enunciati per sommi capi.
Queste saranno dunque ventiquattro ore di esperienze che genereranno, precederanno, affiancheranno e seguiranno l’approdo alle scritture: esperienze nel mondo “esterno” e in aula, a discutere, a confrontarsi, a scrivere, a leggere. Si prevedono inoltre QUATTRO INCONTRI della durata di due ore ciascuno, per entrare, come richiesto da ogni autentico approfondimento, nel vivo dell’aspetto teorico.

Facendo perno sulla partecipazione attiva alle situazioni da esperire, caratterizzate da evoluzioni ed espansioni in parte casuali, gli otto incontri di pratica laboratoriale permetteranno di sperimentare quattro diversi registri di scrittura quali: un poemetto (da costruirsi per strada, catturando corporeamente dati e sensazioni provenienti da un luogo di passaggio), una scrittura teatrale o performativa (da costruirsi in luoghi chiusi di ritrovo di massa, focalizzando la propria concentrazione sulla frammentarietà della comunicazione praticata in contesti di interazione sociale), una narrazione (da costruirsi in luoghi-limite, come registrazione, affidata alla memoria, di percezioni inusuali di realtà antagoniste, per cogliere e sviscerarne le contraddizioni), un brano di critica d’arte (a partire dal rapporto diretto con l’opera d’arte e da una attenta analisi critica della stessa e dello spazio con cui interagisce).
Più specificamente sono stati costituiti quattro “contenitori”:

1) la scrittura per strada, un poemetto nato dal luogo metropolitano di passaggio per eccellenza; dopo aver provato una totale e vitale immersione in essa, la classificazione della strada come luogo grigio ed intorpidito non ci soddisferà più e la prima violenta esplorazione della corporalità comincerà ad espandere i limiti della parola appiattita e opaca;

2) la teatralizzazione dei frammenti di comunicazione recepiti in luoghi chiusi di ritrovo di massa. Afasia e significanti pronunciati e percepiti a brani sono parte integrante del parlare unidimensionale contemporaneo: in opposizione ad esso, la comunicazione teatrale sa restituire con particolare immediatezza la pluridimensionalità della parola corporea recitata ed agita;

3) narrazioni dinamiche di esperienze depositate nella memoria, registrazione di percezioni tattili (che, con la memoria, mirano anche a costruirsi come immagine mentale) dialetticamente opposte alla narrazione dell’io. Recuperando i sensi snobbati dall’establishment della tradizione consumistica, immersi in luoghi al limite tra realtà contrastanti, ci si confronterà con la memoria del corpo per capire il linguaggio che esso formula, escludendo il canale sensoriale più ingannevole, quello visivo;

4) critica (d’arte) ovvero massa critica = ad un profondo e vivo contatto con un’opera d’arte si riceve una massa tale di dati percepiti da saturare criticamente i nostri canali sensoriali; si effettuerà dunque una capillare analisi del particolare e si sperimenterà in prima persona il rapporto esistente tra l’opera, la luce e lo spazio criticamente letti; si rinuncia alla critica estetizzante, scaltra e patinata da rotocalco rosa o da “guida all’acquisto intelligente”. Il corpo “critico” entra spontaneamente in un rapporto di fluidità interna ed esterna con ciò che si apre a percepire spazialmente, venendo a sua volta percepito: l’ammasso di informazioni e percezioni, che ne spiccheranno, confluiranno poi all’interno della parola espressiva ed analitica.

Proponiamo di sperimentare le esperienze sopra citate in luoghi metropolitani quali:

1) Piazza Duomo;
2) Un bar o un pub;
3) Piazza Castello;
4) Un museo.

‘italiano, lingua per straniati’, recensione tratta da ‘il riformista’ del 29 08 2006

11-09-2006

Italiano, lingua per straniati
di Domenico Donatone

‘il riformista’ del 29 08 2006 (scarica pdf)

articolo redatto da: fabio d'ambrosio

premio letterario LORENZO MONTANO ed 2004-05

13-07-2005

Comunicato stampa

PREMIO “LORENZO MONTANO” XIX edizione 2004-2005

Luigi Ballerini con “Cefalonia” edito da Mondadori
Albino Crovetto con “Una zona fredda”, pubblicato da Niebo-La Vita Felice
Franco Falasca con “Nature improprie”, Fabio D’Ambrosio Editore

sono i tre vincitori del Premio di Poesia Lorenzo Montano, XIX edizione, per la sezione “Opera Edita – Provincia di Verona”. continua…

articolo redatto da: fabio d'ambrosio
articolo presente in: autori  franco falasca  catalogo poesia  nature improprie

che fare se è guerra il pensiero della guerra?

13-07-2005

saggio di gaetano delli santi
(italiano per straniati, fabio d’ambrosio editore, 2004)

La scrittura lapidaria
Il comune sentimento dell’accettazione passiva e rassegnata, viene (nei versi di Colusso) scabrosamente e provocatoriamente leso.
L’infamia di un’epoca terribilmente infangata dalle sue guerre chirurgiche, devastata da una crudele intelligenza capitalistica, alloppiata dalla mercificazione narcisistica dei suoi effetti scenici, sigillata nel furor histrionum di simulacri ingannevoli e menzogneri, vi è messa alla berlina. L’evidenza del dato di fatto non è negata, anzi lo si esplora per umiliarlo, annichilirlo, fiaccargli le corna, mortificarlo.. continua…

tiziana colusso: un elastico teso tra beckett e buddha

13-07-2005

recensione del volume italiano per straniati
di Mario Lunetta

Il rapporto di Tiziana Colusso con il linguaggio è, per sua fortuna, tutt’altro che pacifico. La scrittrice romana sa che quello che chiamiamo appunto linguaggio letterario non è esplicativo ma interrogativo, non è descrittivo ma autoreferenziale, nel senso che non chiarisce e non giustifica nulla se non la propria presenza, la quale poi, quanto più è forte e complessa tanto più contiene nel suo phaìnomai elementi, strati, relitti, scorie di molteplice. Quando è consapevole, l’inevitabile narcisismo della scrittura letteraria è un punto di forza, non un orpello risibilmente vanitoso. In questo senso la poesia degna del nome rivolge sempre (anche) contro di sé le pulsioni narcissiche dell’autore, e le fissa in linguaggio “autonomo”.
E’ precisamente quanto avviene in una raccolta come Italiano per straniati, continua…