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	<title>Commenti per fabio d&#039;ambrosio editore</title>
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	<description>a v a m p o s t o di a v a n g u a r d i a</description>
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		<title>Commenti su majakovskij al piccolo con la regia di serena sinigaglia: cimice o pulce da circo? di filippo</title>
		<link>http://www.dambrosioeditore.it/2009/05/13/la-cimice-di-majakovskij/comment-page-1/#comment-88</link>
		<dc:creator>filippo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 18:41:52 +0000</pubDate>
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		<description>“Amo guardare come muoiono i bambini.
L’avete mai vista la brumosa onda della risacca del riso
dietro la proboscide della tristezza? 
[…]
Io grido contro il muro,
conficco il pugnale delle parole frenetiche
nella polpa del cielo inturgidito
[…]
Almeno tu, sciancato pittorucolo di icone,
piangi la mia immagine
nel sacrario del secolo deforme!
Sono solitario come l’ultimo occhio
di un uomo in cammino verso la terra dei ciechi!”

[Majakovskij. “Qualche parola su me stesso”]

Questo è il potere immaginifico, carico di rottura e rivoluzione, che Majakovskij fa strumento di azione rivoluzionaria. 

E ancora:
“La Cimice, come Di questo, Lenin, Bene! e a Piena voce (N.d.r. da cui sono tratti i versi più sopra) sono le opere di Majakovskij  più pregnanti di idee-sentimenti e suscitatrici di umani problemi, ossia le opere in cui, attraverso la mediazione critica della acquisizioni più vitali dell’avanguardie, la scoperta poetica dei valori del nuovo mondo socialista diviene essa stessa azione rivoluzionaria  per la costruzione di quei valori.”
[Ignazio Ambrogio, traduttore delle opere di Majakovskij).


Vi domandate cosa avete visto in scena in questi giorni al Teatro Piccolo di Milano, per la regia di Serena Sinigaglia?
Me lo domando anch’io, dal 13 maggio.

Mi è parso di essere catapultato in un carrozzone allegorico, fantasmagorico, di scenografie barocche, costumi urlati, allestimenti costosissimi e pregiati: il tutto essenzialmente auto-riferito, un Carosello squisito, televisivo e pubblicitario.
Con la pecca che dalla pubblicità, lo spettacolo attinge a pieno la caratteristica spettacolarizzazione della realtà ma è dimentica del fatto che la spettacolarizzazione è al servizio della trasmissione del messaggio. Quindi un carrozzone che avvolge il nulla e il nulla comunica; lasciando gli occhi degli spettatori fascinati ma fermandosi esattamente li, alla superficialità dell’epidermide.
Non c’è puzzo di vodka che si spande dal palco; ma edulcorato profumo di zucchero filato e ammiccanti cioccolatini, ricchi premi e cotillon.
Tra tutte le maniere di immaginare un futuro 1979 –terribile e futuribile- in grado di rendere la “visione” di Majakovskij e del suo tempo, si ricorre ad una visione Berlusconiana, abbozzata e vuota anche se travestita da un incredibile scenografia di gangli pseudo – futuristi e televisioni imperanti e imperatrici. 
E poi il parossismo delle gag ripetute all’esasperazione e intere parti assolutamente pleonastiche che hanno il fastidioso contributo di distogliere ancora di più l’attenzione dello spettatore dalla storia, che già si regge su piccoli puntelli sottili sottili.

Registra e traduttore affermano che quando il Piccolo propose loro di tradurre La cimice, non conoscevano l’opera. [dal Libercolo informativo a supporto dell’Opera, distribuito a Teatro].
A giudicare dallo spettacolo, parrebbe che questa ignoranza sia stata colmata solo in parte.
Ad esempio non se ne trova nessuna traccia- dell&#039;Opera- nel testo e nei dialoghi, a mio personale avviso, una delle parti più cruciali e più maltrattate di questa messa in scena.
La lingua majakovskiana è ardua, intricata, piena di impennate lessicali, ostici neologismi, fragorose dissonanze, rime scanzonate, allusioni e rimandi a fatti e personaggi di ci oggi si è spesso persa ogni traccia.[ Fausto Malcovati]
Se n’è persa veramente ogni traccia: in quello che viene messo in scena sono affogate tra qualche parolaccia e qualche epiteto tutte le immagini e le “idee” dell’Autore. Si perdono, camuffate da insulti, travestite da gag, tutte le “pugnalate” che Majakovskij sferra al cielo inturgidito dei suoi contemporanei.

Ma il vero aspetto terribilmente preoccupante di tutta questa vicenda, sono le persone e l’opinione pubblica.
Le persone, ovvero un variegato pubblico di medio e  alto borghesi e studenti rampanti vestiti a festa di mercoledì 13 maggio, che durante lo spettacolo ridevano forte all’ammiccante riferimento della regista al vestito e al tacco del Premier e rimanevano a bocca aperta davanti allo sperpero devastante di risorse scenografiche che dell’ epater les bourgeois aveva uno sbiadito ricordo. 
E i commenti fuori: le bocche piene di apprezzamenti per un’opera che recupera il caustico spirito critico di Majakovskij contestualizzandolo ad oggi (!?). 
E i commenti sulla storia.. ma quali commenti a quale storia? 
Io dico che francamente era davvero impossibile capirci qualcosa della storia, con un povero Paolo Rossi nelle vesti del protagonista che, nonostante la sua indiscutibile verve, veniva assolutamente annegato dai frizzi e i lazzi e i merletti del resto: perdendo di pregnanza il suo personaggio, filo conduttore delle due parti dello spettacolo, il già flebile e travisato canovaccio si sbriciola in un ‘esplosione di piccoli sketch, tra l’altro non particolarmente divertenti e di pseudo suicidi telefonati.

Dove siamo finiti?
non prendiamo una messa in scena parossistica come un testo rivoluzionario.

L’alternativa?

A questo punto: davvero è meglio morire di vodka che di noia!
[Majakovskij, A Sergej Esenin].

Filippo Gallina</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“Amo guardare come muoiono i bambini.<br />
L’avete mai vista la brumosa onda della risacca del riso<br />
dietro la proboscide della tristezza?<br />
[…]<br />
Io grido contro il muro,<br />
conficco il pugnale delle parole frenetiche<br />
nella polpa del cielo inturgidito<br />
[…]<br />
Almeno tu, sciancato pittorucolo di icone,<br />
piangi la mia immagine<br />
nel sacrario del secolo deforme!<br />
Sono solitario come l’ultimo occhio<br />
di un uomo in cammino verso la terra dei ciechi!”</p>
<p>[Majakovskij. “Qualche parola su me stesso”]</p>
<p>Questo è il potere immaginifico, carico di rottura e rivoluzione, che Majakovskij fa strumento di azione rivoluzionaria. </p>
<p>E ancora:<br />
“La Cimice, come Di questo, Lenin, Bene! e a Piena voce (N.d.r. da cui sono tratti i versi più sopra) sono le opere di Majakovskij  più pregnanti di idee-sentimenti e suscitatrici di umani problemi, ossia le opere in cui, attraverso la mediazione critica della acquisizioni più vitali dell’avanguardie, la scoperta poetica dei valori del nuovo mondo socialista diviene essa stessa azione rivoluzionaria  per la costruzione di quei valori.”<br />
[Ignazio Ambrogio, traduttore delle opere di Majakovskij).</p>
<p>Vi domandate cosa avete visto in scena in questi giorni al Teatro Piccolo di Milano, per la regia di Serena Sinigaglia?<br />
Me lo domando anch’io, dal 13 maggio.</p>
<p>Mi è parso di essere catapultato in un carrozzone allegorico, fantasmagorico, di scenografie barocche, costumi urlati, allestimenti costosissimi e pregiati: il tutto essenzialmente auto-riferito, un Carosello squisito, televisivo e pubblicitario.<br />
Con la pecca che dalla pubblicità, lo spettacolo attinge a pieno la caratteristica spettacolarizzazione della realtà ma è dimentica del fatto che la spettacolarizzazione è al servizio della trasmissione del messaggio. Quindi un carrozzone che avvolge il nulla e il nulla comunica; lasciando gli occhi degli spettatori fascinati ma fermandosi esattamente li, alla superficialità dell’epidermide.<br />
Non c’è puzzo di vodka che si spande dal palco; ma edulcorato profumo di zucchero filato e ammiccanti cioccolatini, ricchi premi e cotillon.<br />
Tra tutte le maniere di immaginare un futuro 1979 –terribile e futuribile- in grado di rendere la “visione” di Majakovskij e del suo tempo, si ricorre ad una visione Berlusconiana, abbozzata e vuota anche se travestita da un incredibile scenografia di gangli pseudo – futuristi e televisioni imperanti e imperatrici.<br />
E poi il parossismo delle gag ripetute all’esasperazione e intere parti assolutamente pleonastiche che hanno il fastidioso contributo di distogliere ancora di più l’attenzione dello spettatore dalla storia, che già si regge su piccoli puntelli sottili sottili.</p>
<p>Registra e traduttore affermano che quando il Piccolo propose loro di tradurre La cimice, non conoscevano l’opera. [dal Libercolo informativo a supporto dell’Opera, distribuito a Teatro].<br />
A giudicare dallo spettacolo, parrebbe che questa ignoranza sia stata colmata solo in parte.<br />
Ad esempio non se ne trova nessuna traccia- dell&#8217;Opera- nel testo e nei dialoghi, a mio personale avviso, una delle parti più cruciali e più maltrattate di questa messa in scena.<br />
La lingua majakovskiana è ardua, intricata, piena di impennate lessicali, ostici neologismi, fragorose dissonanze, rime scanzonate, allusioni e rimandi a fatti e personaggi di ci oggi si è spesso persa ogni traccia.[ Fausto Malcovati]<br />
Se n’è persa veramente ogni traccia: in quello che viene messo in scena sono affogate tra qualche parolaccia e qualche epiteto tutte le immagini e le “idee” dell’Autore. Si perdono, camuffate da insulti, travestite da gag, tutte le “pugnalate” che Majakovskij sferra al cielo inturgidito dei suoi contemporanei.</p>
<p>Ma il vero aspetto terribilmente preoccupante di tutta questa vicenda, sono le persone e l’opinione pubblica.<br />
Le persone, ovvero un variegato pubblico di medio e  alto borghesi e studenti rampanti vestiti a festa di mercoledì 13 maggio, che durante lo spettacolo ridevano forte all’ammiccante riferimento della regista al vestito e al tacco del Premier e rimanevano a bocca aperta davanti allo sperpero devastante di risorse scenografiche che dell’ epater les bourgeois aveva uno sbiadito ricordo.<br />
E i commenti fuori: le bocche piene di apprezzamenti per un’opera che recupera il caustico spirito critico di Majakovskij contestualizzandolo ad oggi (!?).<br />
E i commenti sulla storia.. ma quali commenti a quale storia?<br />
Io dico che francamente era davvero impossibile capirci qualcosa della storia, con un povero Paolo Rossi nelle vesti del protagonista che, nonostante la sua indiscutibile verve, veniva assolutamente annegato dai frizzi e i lazzi e i merletti del resto: perdendo di pregnanza il suo personaggio, filo conduttore delle due parti dello spettacolo, il già flebile e travisato canovaccio si sbriciola in un ‘esplosione di piccoli sketch, tra l’altro non particolarmente divertenti e di pseudo suicidi telefonati.</p>
<p>Dove siamo finiti?<br />
non prendiamo una messa in scena parossistica come un testo rivoluzionario.</p>
<p>L’alternativa?</p>
<p>A questo punto: davvero è meglio morire di vodka che di noia!<br />
[Majakovskij, A Sergej Esenin].</p>
<p>Filippo Gallina</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su proiezione video interviste &#8216;i catamoderni&#8217; di Presentazione del video I Catamoderni</title>
		<link>http://www.dambrosioeditore.it/2008/11/26/presentazione-del-video-i-catamoderni/comment-page-1/#comment-73</link>
		<dc:creator>Presentazione del video I Catamoderni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 11:27:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.dambrosioeditore.it/?p=877#comment-73</guid>
		<description>[...] [ 5 Dicembre 2008; 19:30 a 21:30. ] 5 dicembre, ore 19,30 I catamoderni. L&#8217;editore Fabio D&#8217;Ambrosio presenta il video di avvio di un progetto di ricerca sulle e delle avanguardie contemporanee. Con Silvano Agosti, Alessandro Bergonzoni, Federico Bucci, Massimo Bucchi, Giulio Casale, Francesco Dal Co, Elio De Capitani,&#8230; Tags: arturo shwarz alessandro robecchi giulio casale silvano agosti ambrosio catamoderni &#8230; [Continua a leggere…] [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] [ 5 Dicembre 2008; 19:30 a 21:30. ] 5 dicembre, ore 19,30 I catamoderni. L&#8217;editore Fabio D&#8217;Ambrosio presenta il video di avvio di un progetto di ricerca sulle e delle avanguardie contemporanee. Con Silvano Agosti, Alessandro Bergonzoni, Federico Bucci, Massimo Bucchi, Giulio Casale, Francesco Dal Co, Elio De Capitani,&#8230; Tags: arturo shwarz alessandro robecchi giulio casale silvano agosti ambrosio catamoderni &#8230; [Continua a leggere…] [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su teatro: &#8216;per farla finita col giudizio di dio&#8217; di Antonin Artaud di pischedda</title>
		<link>http://www.dambrosioeditore.it/2008/02/11/per-farla-finita-col-giudizio-di-dio-allarsenale/comment-page-1/#comment-68</link>
		<dc:creator>pischedda</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 19:51:29 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;ho visto anche io quello spattacolo, ma sono andato preparato, sapevo di non potermi aspettare molto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho visto anche io quello spattacolo, ma sono andato preparato, sapevo di non potermi aspettare molto.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su lezione: Lettura e Analisi di &#8220;Ode marittima&#8221; di Pessoa di valeria</title>
		<link>http://www.dambrosioeditore.it/2007/05/02/lezione-ancora-da-definire/comment-page-1/#comment-39</link>
		<dc:creator>valeria</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2007 12:08:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.dambrosioeditore.it/?p=152#comment-39</guid>
		<description>D&#039;istinto mi si sono chiusi gli occhi, e per tutta la lettura sono rimasti serrati.
Pessoa ha tracciato una linea, che cuce violentemente, con precisione chirurgica e con impeto da uragano, brandelli di Storie del mare.
Ha preso l&#039;orizzonte da un capo all&#039;altro e l&#039;ha strizzato fino a grattuggiarsi le mani dell&#039;immaginazione.
Sudata, è uscita una lucida goccia asciutta dell&#039;identità dell&#039;uomo, che non disseta, ma amplifica il desiderio di acqua.
Allontana la tua meta dal caldo, e ti assiste con un leggero lenzuolo di consapevolezza.

Luca Pischedda</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;istinto mi si sono chiusi gli occhi, e per tutta la lettura sono rimasti serrati.<br />
Pessoa ha tracciato una linea, che cuce violentemente, con precisione chirurgica e con impeto da uragano, brandelli di Storie del mare.<br />
Ha preso l&#8217;orizzonte da un capo all&#8217;altro e l&#8217;ha strizzato fino a grattuggiarsi le mani dell&#8217;immaginazione.<br />
Sudata, è uscita una lucida goccia asciutta dell&#8217;identità dell&#8217;uomo, che non disseta, ma amplifica il desiderio di acqua.<br />
Allontana la tua meta dal caldo, e ti assiste con un leggero lenzuolo di consapevolezza.</p>
<p>Luca Pischedda</p>
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