pulizie di primavera

 
senza entrare nel merito della canzone. vogliamo entrare solo nel merito dell’articolo e dei commenti che trovate qui:
partendo dai commenti, noterete che quasi tutti esprimono opinioni personali. tra i commenti ne abbiamo scelti alcuni che pongono, secondo noi, una questione importante:
La cultura va sdoganata dai salotti degli intellettuali e la musica pop è buon mezzo per farlo. L'alternativa a Gabbani è Rovazzi, non Wagner, fai attenzione. Guardati in giro e vedi quanti articoli sui riferimenti culturali nella canzone stanno spuntando sul web. Magari ci fossero più Gabbani.
o ancora questo:
Che brano gustoso! Una fascinosa melodia pop con un testo fuori di testa, contemporaneo e garbatamente colto. Amore a primo ascolto. La spocchia degli "intellettuali" erigerà il solito muro tacciando Gabbani di "cultura spicciola", quando è proprio la pop-cultura accessibile a tutti il genio insito nella canzone. C'è chi tenta erigere muri e chi, con intelligenza 2.0, tenta di abbatterli.
oppure:

"riferimenti colti"? Mezze frasi prese a caso per dare l'impressione di dire qualcosa di colto. Canzoncina orribile. Fra una settimana sará completamente dimenticata
incredibile! stanno parlando tutti della medesima canzone! è vero che molte canzoni dagli anni ’50 in poi hanno modificato la percezione di cos’è l’arte e di quale sia il suo rapporto con la società. ma qui, con questa canzone, non siamo certamente in quest’ambito.
ma a quali intellettuali alludono i nostri commentatori? di quali salotti parlano? e ancora… la frase la cultura va sdoganata ci ha fatto comprendere che c’è qualcosa di sbagliato. sarà mica la lingua che è sbagliata…?

cultura

non vuol dire patrimonio di conoscenza intelligente. infatti la televisione è un potentissimo mezzo di cultura. luoghi di cultura sono il supermercato, l’aula di tribunale, la biblioteca, la scuola, la chiesa… cultura vuol dire il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un popolo, tutto ciò che condividiamo e che convenzionalmente ci permette di convivere con gli altri. quindi la parola cultura non ha alcuna connotazione, positiva o negativa. possiamo però dire che viviamo in una società di cultura di massa. e oggi finalmente (proprio nel senso della fine) tale cultura coincide completamente con quella del consumo di massa.

l’intellettuale

è chi fa un’attività in cui prevale il pensiero. scopo dell’intellettuale è fornire al singolo individuo (e quindi al popolo) gli strumenti per capire il mondo. l’intellettuale non è un amplificatore sociale di pensieri esistenti; è creatore di pensieri nuovi. non è uno che ha perso il legame con la realtà e che vive costruendo muri con il mondo delle persone normali. insomma, dare dell’intellettuale ad uno, non è un’offesa. gli intellettuali oggi praticamente non esistono più e comunque non riconosciamo loro autorevolezza perché il loro pensiero è, ovviamente, non convenzionale e quindi impopolare per definizione. oggi vengono comunemente definiti intellettuali giornalisti, presentatori, comici, blogger, ecc., tutti personaggi pubblici dotati di qualche potere mediatico. questi opinionisti utilizzano un linguaggio fintamente innovativo ed immediatamente comprensibile e sono gli assassini del pensiero intelligente e operano da amplificatori di pensieri esistenti per assumere autorevolezza mediatica e quindi potere. questi opinionisti si dividono in opinionisti democratici e opinionisti fascisti, una specie di strategia della tensione mediatica che non fa altro che mantenere in centrifuga la lavatrice così che ogni pensiero venga centrifugato per bene e sempre sballottato tra pensieri stupidi democratici a pensieri stupidi fascisti. un po’ quello che succede nei commenti su facebook per ogni tematica sociale all’indomani di qualche strage. o all’indomani di sanremo.

ora che abbiamo fatto un po’ di pulizie…

è ovvio che non si può pensare nulla di intelligente dell’articolo della nostra povera blogger dell’huffingtonpost. senza entrare nel merito, occidentali’s karma non ha bisogno di un’analisi simbolica. ciò che dice, lo dice in modo estremamente chiaro, senza alcuna metafora, e anche i riferimenti sono altrettanto chiari.
l’attenzione alla canzone (come al cinema) nello sviluppo dell’attuale società che possiamo definire dell’immagine, della parola e del suono, è indispensabile: in particolare la canzone è l’ambito dove poter cercare e trovare validi approfondimenti letterari calati nell’immaginario collettivo. il problema vero è la cultura critica italiana che è rimasta crociana, consolatoria e mercificata e non lascia spazio all’intelligenza della compenetrazione e del dialogo delle arti. la quasi totalità dei critici (che anche loro oggi sono opinionisti) è, inoltre, sottomessa a qualsiasi forma di potere e non è animata da coraggio e dall’indipendenza della riflessione. è l’opposizione al volgare a definire ciò che non si può/non si vuole capire, perché va necessariamente a intaccare la classicità delle opere sedimentate e consolidate, in definitiva massificate. L’ambito classico diventa quindi, paradossalmente, la legittimazione della sottocultura del consumo di massa e viene usato come arma indiscutibile contro qualunque innovazione.

il bello viene adesso.

i consumatori, soggetti consumati, noi, reagiamo a questo potere dichiarato e ci schieriamo o dalla parte del classico, che è il potere forte, il linguaggio dominante, il non pensiero degli opinionisti fascisti, oppure ci schieriamo con un atteggiamento populista fintamente rivoluzionario o democratico alla 5stelle, il non pensiero degli opinionisti democratici, schierandoci a favore di ciò che ci sembra innovazione. ma non avendo strumenti, capiamo solo l’innovazione finta, mercificata, quella che pasolini definiva sottocultura di opposizione (come ad esempio la sottocultura dei figli dei fiori degli anni ‘70, gli hippy).
la canzone (non tutta naturalmente, quella d’eccellenza cui ci rivolgiamo) è in molti casi arte e arte letteraria. l’analisi letteraria, in tutta questa confusione, è lo strumento metodologico che legittima, fin dalle premesse, tale percorso.
il resto sono gusti, solo gusti personali, centrifugati.