ahi costantin
 di quanto mal fu madre. di eugenio scalfari

come sempre ci piace esercitare la verbalizzazione su questioni cos¬ note da sembrare banali.
ma appunto perch¨ note, ¨ molto difficile mettere in atto una verbalizzazione efficace.
come dice molto giustamente silvano agosti nelle interviste…”quando si ¨ dentro, anche una goccia d’acqua ti pu² affogare. ma quando sei fuori, ¨ solo una goccia d’acqua”.
s¬ certo…in effetti ¨ solo una goccia d’acqua.
abbiamo quindi ripescato questo articolo di qualche anno fa di scalfari perch¨ crediamo sia molto utile ed attualissimo.

Tra le tante questioni che affliggono il nostro paese, insolute da molti anni e alcune risalenti addirittura alla fondazione dello Stato unitario, c’¨ anche quella cattolica. Probabilmente la pi¹ difficile da risolvere.
Personalmente penso anzi che rester  per lungo tempo aperta, almeno per l’arco di anni che riguardano le tre o quattro generazioni a venire. Roma e l’Italia sono luoghi di residenza millenaria della Sede apostolica e perci² si trovano in una situazione anomala rispetto a tutte le altre democrazie occidentali. Se guardiamo agli spazi mediatici che la Santa Sede, il Papa, la Conferenza episcopale hanno nelle televisioni e nei giornali ci rendiamo conto a prima vista che niente di simile accade in Francia, in Germania, in Gran Bretagna, in Olanda, in Scandinavia e neppure nelle cattolicissime Spagna e Portogallo per non parlare degli Usa, del Canada e dell’America Latina dove pure la popolazione cattolica ha raggiunto il livello di maggiore densit .

Da noi le reti ammiraglie di Rai e di Mediaset trasmettono sistematicamente ogni intervento del Papa e dei Vescovi. L'”Angelus” ¨ un appuntamento fisso. Le iniziative e le dichiarazioni dei cattolici politicamente impegnati ingombrano i giornali, il presidente della Repubblica, appena nominato, sente il bisogno di inviare un messaggio di “presentazione” al Pontefice, cui segue a breve distanza la visita ufficiale.
Tutto ci² va evidentemente al di l  d’una normale regola di rispetto e dipende dal fatto che in Italia il Vaticano ¨ una potenza politica oltre che religiosa. Ci² spiega anche la dimensione dei finanziamenti e dei privilegi fiscali dei quali gode il Vaticano, la Santa Sede e gli enti ecclesiastici; anche questi senza riscontro alcuno negli altri paesi.

Infine il rapporto di magistero che la gerarchia ecclesiastica esercita sulle istituzioni ovunque vi sia una rappresentanza di cattolici militanti e la funzione di guida politica che di fatto orienta i partiti di ispirazione cattolica e quindi cospicui settori del Parlamento.

La questione cattolica ¨ dunque quella che spiega pi¹ d’ogni altra la diversit  italiana. Spiega perch© noi non saremo mai un “paese normale”. Perch© una parte rilevante dell’opinione pubblica, della classe politica, dei mezzi di comunicazione, delle stesse istituzioni rappresentative, sono etero-diretti, fanno capo cio¨ e sono profondamente influenzati da un potere “altro”. Quello ¨ il vero potere forte che perdura anche in tempi in cui la secolarizzazione dei costumi ha ridotto i cattolici praticanti ad una minoranza.
“Ahi Costantin, di quanto mal fu madre…”.

La questione cattolica ha attraversato varie fasi che non ¨ questa la sede per ripercorrere. Basti dire che si sono alternate fasi di latenza durante le quali sembrava sopita, e di vivace ed aspra riacutizzazione.

Il mezzo secolo della Prima Repubblica, politicamente dominato dalla Democrazia cristiana, fu paradossalmente una fase di latenza. La maggioranza era etero-diretta dal Vaticano e dagli Stati Uniti, il Pci era etero-diretto dall’Unione Sovietica. Entrambi i protagonisti accettavano questo stato di cose, insultandosi sulle piazze e dai pulpiti, ma assicurando, ciascuno per la sua parte, un sostanziale equilibrio. Quando qualcuno sgarrava, veniva prontamente corretto.

Ma la fase attuale non ¨ affatto tranquilla, la questione cattolica si ¨ riacutizzata per varie ragioni, la prima delle quali ¨ l’emergere sulla scena politica dei temi bioetici con tutto ci² che comportano.

La seconda ragione deriva dalla linea assunta da Benedetto XVI che ritiene di spingere il pi¹ avanti possibile le forme di protettorato politico-religioso che il Vaticano esercita in Italia, per farne la base di una “reconquista” in altri paesi a cominciare dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Baviera, dall’Austria e da alcuni paesi cattolici dell’America meridionale. Le capacit  finanziarie dell’episcopato italiano forniscono munizioni non trascurabili per sostenere questo disegno che ha come obiettivo l’esportazione del modello italiano laddove ne esistano le condizioni di partenza.

A fronte di quest’offensiva le “difese laiche” appaiono deboli e soprattutto scoordinate. Si va da forme d’intransigenza che sfiorano l’anticlericalismo ad aperture dialoganti ma a volte eccessivamente permissive verso i diritti accampati dalla “gerarchia”. Infine permane il sostanziale disinteresse della sinistra radicale, che conserva verso il laicismo l’antica diffidenza di togliattiana memoria.

Si direbbe che il solo dato positivo, dal punto di vista laico, sia una pi¹ acuta sensibilit  autonomistica che ha conquistato una parte dei cattolici impegnati nel centrosinistra. Ma si tratta di autonomia a corrente variabile, oggi rimesso in discussione dalla nascita del Partito democratico e dai vari posizionamenti che essa comporta per i cattolici che ne fanno parte. Con un’avvertenza di non trascurabile peso: secondo recenti sondaggi nell’ultimo decennio i cattolici schierati nel centrosinistra sarebbero discesi dal 42 al 26 per cento. Fenomeno spiegabile poich© gran parte dell’elettorato ex Dc si trasfer¬ fin dal 1994 su Forza Italia; ma che certamente negli ultimi tempi ha accelerato la sua tendenza.

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Un fenomeno degno di interesse ¨ quello del recente associazionismo delle famiglie. Non nuovo, ma fortemente rilanciato e unificato dal “forum” che scelse come organizzatore politico e portavoce Savino Pezzotta, da poco reduce dalla lunga leadership della Cisl e riportato alla ribalta nazionale dal “Family Day” che promosse qualche mese fa in piazza San Giovanni il raduno delle famiglie cattoliche.

Da allora Pezzotta sta lavorando per trasformare il “forum” in un movimento politico. “Non un partito” ha precisato in una recente intervista “ma un quasi-partito; insomma un movimento autonomo che potr  eventualmente appoggiare qualche partito di ispirazione cristiana che si batta per realizzare gli obiettivi delle famiglie. Sia nei valori che sono ad esse intrinseci sia per i concreti sostegni necessari a realizzare quei valori”.

L’obiettivo ¨ ambizioso e fa gola ai partiti di impronta cattolica, ma Pezzotta amministra con molta prudenza la sigla di cui ¨ diventato titolare. Dico sigla perch© al momento non sappiamo quale sia la sua realt  organizzativa e la sua effettiva spendibilit  politica.

Sembra difficile che il nascituro movimento delle famiglie possa praticare una sorta di collateralismo rispetto ai settori cattolici militanti nel Partito democratico: la piazza di San Giovanni non sembrava molto riformista, le voci che l’hanno interpretata battevano soprattutto su rivendicazioni economiche ma non baster  riconoscergliele per acquistarne il consenso e il voto. A torto o a ragione le famiglie e le sigle che le rappresentano ritengono che quanto chiedono sia loro dovuto. Il voto elettorale ¨ un’altra cosa e non sar  Pezzotta a guidarlo. Ancor meno i vari Bindi, Binetti, Bobba nelle loro differenze. Voteranno come a loro piacer , seguendo altre motivazioni e inclinazioni, influenzate soprattutto dai luoghi in cui vivono e dai ceti sociali e professionali ai quali appartengono.

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Un elemento decisivo della questione cattolica e dell’anomalia che essa rappresenta ¨ costituito dalla dimensione degli interessi economici della Santa Sede e degli enti ecclesiastici, del loro “status” giuridico e addirittura costituzionale (il Trattato del Laterano ¨ stato recepito in blocco con l’articolo 7 della nostra Costituzione) e dei privilegi fiscali, sovvenzioni, immunit  che fanno nel loro insieme un sistema di fatto inattaccabile. Basti pensare che la Santa Sede rappresenta il vertice di un’organizzazione religiosa mondiale e fruisce ovviamente d’un insediamento altrettanto mondiale attraverso la presenza dei Vescovi, delle parrocchie, degli Ordini religiosi, delle Missioni. Ma, intrecciata ad essa c’¨ uno Stato – sia pure in miniatura – che gode d’un tipo di immunit  e di poteri propri di uno Stato e quindi di una soggettivit  diplomatica gestita attraverso i “nunzi” regolarmente accreditati presso tutti gli altri Stati e presso le organizzazioni internazionali.

Questa doppia elica non esiste in nessun’altra delle Chiese cristiane ed ¨ la conseguenza della struttura piramidale di quella cattolica e della base territoriale da cui trasse origine lo Stato vaticano e il potere temporale dei Papi. Non scomoderemo Machiavelli e Guicciardini, Paolo Sarpi e Pietro Giannone per ricordare quali problemi ha sempre creato il potere temporale nella storia della nazione italiana, nell’impossibilit  di realizzare l’unit  nazionale quando gli altri paesi europei avevano gi  da secoli raggiunto la loro ed infine lo scarso senso dello Stato che gli italiani hanno avuto da sempre e continuano abbondantemente a dimostrare. Sarebbe storicamente scorretto attribuire unicamente al potere temporale dei Papi questo deficit di maturit  civile degli italiani, ma certo esso ne costituisce uno dei principali elementi.

Purtroppo il temporalismo ¨ una tentazione sempre risorgente all’interno della Chiesa; sotto forme diverse assistiamo oggi ad un tentativo di resuscitarlo che si esprime attraverso la presenza politica diretta dell’episcopato nelle materie “sensibili” il cui ventaglio si sta progressivamente ampliando.

Negli scorsi giorni l’atmosfera si ¨ ulteriormente riscaldata a causa di una frase di Prodi che esortava i sacerdoti a sostenere la campagna del governo contro le evasioni fiscali e lamentava lo scarso contributo della Chiesa ad un tema cos¬ rilevante.

Credo che Prodi, da buon cattolico, abbia pronunciato quella frase in perfetta buonafede ma, mi permetto di dire, con una dose di sprovveduta ingenuit . Lo Stato non rappresenta un tema importante per i sacerdoti e per la Chiesa. Ancorch© i preti e i Vescovi siano cittadini italiani a tutti gli effetti e con tutti i diritti e i doveri dei cittadini italiani, essi sentono di far parte di quel sistema politico-religioso che a causa della sua struttura ¨ totalizzante. La cittadinanza diventa cos¬ un fatto marginale e puramente anagrafico; salvo eccezioni individuali, il clero si sente e di fatto risulta una comunit  extraterritoriale. Pensare che una delle preoccupazioni di una siffatta comunit  sia quella di esortare gli italiani a pagare le tasse ¨ un pensiero peregrino. Li esorta – questo s¬ – a mettere la barra nella casella che destina l’otto per mille del reddito alla Chiesa. Un miliardo di euro ha fruttato all’episcopato italiano quell’otto per mille nel 2006. Ma esso, come sappiamo, ¨ solo una parte del sostegno dello Stato alla gerarchia, alle diocesi, alle scuole, alle opere di assistenza.

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Come si vede la pressione cattolica sullo Stato “laico” italiano ¨ crescente, si vale di molti mezzi, si manifesta in una pluralit  di modi assai difficili da controllare e da arginare.

Le difese laiche – si ¨ gi  detto – sono deboli e poco efficaci: affidate a posizioni individuali o di gruppi minoritari ed elitari contro i quali si ergono “lobbies” agguerrite e perfettamente coordinate da una strategia pensata altrove e capillarmente ramificata.
Quanto al grosso dell’opinione pubblica, essa ¨ sostanzialmente indifferente. La questione cattolica non fa parte delle sue priorit . La gente ne ha altre, di priorit . ˆ genericamente religiosa per tradizione battesimale; la grande maggioranza non pratica o pratica distrattamente; i precetti morali della predicazione vengono seguiti se non entrano in conflitto con i propri interessi e con la propria “felicit “. In quel caso vengono deposti senza traumi particolari.

Perci² sperare che la democrazia possa diventare l'”habitus” degli italiani ¨ arduo. Gli italiani non sono cristiani, sono cattolici anche se irreligiosi. Questo fa la differenza.

(5 agosto 2007)