‘anche per te’. battisti. commento alla canzone d’autore // paolo jachia

cop-libro-jachia98di paolo jachia

Autori e data di composizione: Parole di Mogol, Musica di L. Battisti – 1971

Periodo/successo: œAnche per te fa parte del periodo doro della produzione di Mogol-Battisti tanto che ai primi posti dell’hit parade di quellanno (1971) ci sono solo le canzoni di Mogol-Battisti, interpretate direttamente da Lucio o cantate da altri artisti o complessi da lui ispirati e guidati. Da questo momento Battisti diventa uno dei grandi della musica italiana senza pi¹ appannamenti.

Commento: questa canzone mi pare anche estremamente emblematica della poetica “quotidianista” di Mogol-Battisti, capace di raccontare – senza reticenze e nei modi che sono propri di un genere spurio, miscidato, complesso quale la canzone – le pieghe pi¹ amare della nostra realt  contemporanea. Nelle strofe troviamo tre ritratti di donna œperdenti – sinteticamente una suora, una prostituita, una ragazza madre – donne doggi ma anche di sempre, presentate tutte attraverso un italiano di immediata comprensibilit , quasi “televisivo”, e con una fortissima costruzione cinematografica: œuna breve inquadratura allinterno della quale ogni personaggio si muove per il tempo necessario a qualificare il suo status sociale, con un tocco poetico leggero che trasforma la loro quotidianit  in racconto e poesia (cfr. Ceri 1996, passim e in particolare p.141). La canzone trova molto del suo fascino nel contrasto tra il racconto delle strofe, malinconico e in minore (da un punto di vista musicale e prosodico la strofa ¨ una quartina estremamente regolare, ritmata in modo uniforme su uno schema AABB con rime e assonanze) e il ritornello, pi¹ mosso e vivace, capace di esprimere solidariet  alle donne raccontate attraverso la fedelt  alla propria donna, attraverso la scelta di non dissipare lamore nellevanescenza: io vorrei darti un attimo di gioia ma non ¨ possibile e cos¬ anche per te faccio lunica cosa che posso fare, resto qui a dare a lei quellamore che ieri avrei gettato nel vento. Dunque tre ritratti di donna pi¹ una quarta che ¨ la donna del protagonista, e complessivamente una nuova pagina di quella fenomenologia dellamore contemporaneo che ¨ tanta parte del canzoniere di Mogol-Battisti.

Echi letterari: Pi¹ che di echi letterari per la scrittura di Mogol-Battisti si deve parlare di una precisa e consapevole ricerca di una canzone (e di una letteratura) popolare. Dice Mogol: œla cultura popolare (e la canzone popolare) ¨ legata allattualit  della vita: ¨ la cultura che si mangia, che si vive quotidianamente… Io penso che ai testi delle canzoni si debba gran parte della cultura popolare… Battisti ed io abbiamo fatto della cultura popolare proponendo le nostre opere come fossero film, fotografie, illustrazioni della nostra libert  interiore… Nelle nostre canzoni si parlava del quotidiano (cfr. Mogol-Beha 1997 pp. 43, 58, 64, 68 e Mogol-Fontana 1999, p. 20.
Un esempio per rendere immediatamente esplicito il concetto di Mogol e il suo tipo di scrittura œpopolare. Se uno di fronte ai versi di Mogol-Battisti œMa il mio mestiere ¨ vivere la vita, / che sia di tutti i giorni o sconosciuta (una vera dichiarazione di poetica del duo) cita il Mestiere di vivere di Cesare Pavese o œil male di vivere di Eugenio Montale, non solo fa un torto a Pavese a Montale e a Mogol Battisti, ma non ha capito niente n© di Pavese n© di Montale n© di Mogol-Battisti.

Influenze sulla musica successiva La qualit  poetica del testo di Mogol e la forma musicale di Battisti hanno esercitato il loro fascino su intere generazioni di cantautori italiani da Claudio Baglioni a Francesco De Gregori (che in alcune sue tourn©e eseguiva questo brano da solo, voce e chitarra, alla fine del concerto), da Gianluca Grignani a Eros Ramazzotti. Ma anche su un rocker quale Vasco Rossi il quale ha pi¹ volte dichiarato di aver passato giornate intere a suonare le canzoni di Mogol-Battisti.