la vita, l’universo e tutto quanto
Nel corso dello scorso secolo i punteggi del Quoziente Intellettivo degli esseri umani di tutto il mondo sembrava in progressiva costante crescita. Ma da qualche anno scienziati e studiosi avvertono che l’intelligenza dell’umanità ha raggiunto il suo apice alla metà degli anni ’70. Da allora il QI è in drastico calo.
Gerald Crabtree della Stanford University ha pubblicato nel 2012 uno studio nel quale sostiene che siamo tutti più stupidi perché per vivere non abbiamo più bisogno dell’intelligenza. (wikipedia)
«Sono pronto a scommettere che se un cittadino medio di Atene del 1.000 avanti Cristo comparisse tra noi, verrebbe considerato la mente più brillante e vivace tra i nostri amici e colleghi. Saremmo sorpresi dalla sua memoria, dalla portata delle sue idee, dalla sua visione chiara su tutte le questioni importanti. Sarebbe anche, probabilmente, la persona più equilibrata tra i nostri conoscenti».
Pare che nel lavoro, ma anche nella famiglia come nelle relazioni sociali, l’elemento funzionale fondamentale sia il seguire il pensiero comune, molto più che avere una mente brillante.
La cultura di massa si è sostituita alla realtà e sembra non serva più un pensiero innovativo. Anzi…
«Le società conformiste democratiche non praticano il pensiero unico, praticano il dibattito precostituito, escludendo tutto l’ignoto a favore del noto, il saputo a favore del risaputo, il logico a favore dell’umano, il vero a favore del creduto, il vissuto a favore dello storicizzato, il sottinteso a favore dell’inteso, la cosa a favore del progetto, l’angoscia del possibile a favore della depressione dell’impossibile».
(Franco Falasca)
che fare?
Crediamo che il problema non sia il mercato, unico globale brodino amazoniano nel quale ogni anfratto è ormai connesso, così come non crediamo che il problema siano i soldi. I soldi sono solo strumenti, e gli strumenti non sono buoni o cattivi… tutto dipende da cosa ci fai, con i soldi.
Il mercato dovrebbe costantemente arricchirsi dei più variegati e disparati prodotti che suggeriscono nuovi e incomprensibili linguaggi proprio per la sopravvivenza e la crescita dello stesso mercato e noncome se ci ponessimo il problema di vendere degli ipotetici prodotti a degli alieni oppure come se gli alieni fossimo noi e provassimo a vedere le cose che ci circondano per la prima volta cercando di coglierne il senso e l’essenza.
Un mercato florido potrebbe essere basato sul concetto fondamentale che se l’altro sta bene, tu stai persino meglio, concetto a fondamento di una utopica istruzione scolastica. Professare questo postulato umano potrebbe essere normale come lo era nell’antica Grecia, senza divario tra realtà e cultura di massa.
La strada dell’accondiscendenza porta a risultati inutili, quando preferisco acquistare un libro che mi conforta per quanto già so invece di provare smarrimento di fronte a cose che non riesco a capire immediatamente… infatti «ciò che sappiamo è una goccia, ciò che ignoriamo è un oceano!» (Newton).
L’impulso ad accontentare le più banali e immediate aspettative è comprensibile. Il problema sta nell’esasperazione consolatoria, nella richiesta imperante di conforto per un’esistenza apparentementetranquilla. Presumidisaperequellochesuccedeequindiseirilassato.
Ma un’esistenza senza alcuna pretesa di rischio, porta ad un’esistenza senza alcun desiderio.
Ciò che abbiamo concentrato in poche righe non è altro che un’assai superficiale teorizzazione della fondamentale importanza dell’avanguardia in qualunque aggregazione sociale culturale umana fin dalle proprie origini. In particolare ci riferiamo a quegli artisti e a quei movimenti letterari e artistici che hanno mirato e mirano alla ricerca e alla sperimentazione di linguaggi, contenuti e forme espressive finalizzati a fornire strumenti per un vivere intelligente e reale. Forme e contenuti artistici non piegati a una ricerca fine a se stessa ma proiettati verso l’utopia sociale del possibile.
È successo e deve succedere ancora: artisti e movimenti culturali ed artistici che prima staccandosi dal mondo, il mondo poi lo hanno influenzato e profondamente cambiato.
In una gara ciclistica c’è sempre il gruppo all’inseguimento del ciclista in fuga, senza del quale il gruppo se la prenderebbe assai più comoda. L’avanguardia è la ricerca di nuovi contenuti e nuove forme, nel lavoro, nello studio, nelle relazioni, nella lista della spesa. Più ci proiettiamo verso il nuovo, più rischiamo e più arricchiamo il nostro coltellino svizzero della nostra esistenza e dell’esistenza dei nostri simili con i quali veniamo a contatto. Più rifacciamo cose che conosciamo a memoria in modo sempre uguale, meno sorprese incontreremo, ma anche meno gioie e soddisfazioni.
Volendo proseguire con questo approccio un po’ grossolano (ma visti i tempi che corrono nessun tentativo deve essere tralasciato), le emozioni sono un territorio interessante, anche se il pericolo immane del sentimentalismo riporta tutto in vacca in un istante, come preparare le emozioni prima ancora di provarle.
Le emozioni, lo spirito dionisiaco, irrazionale e metafisico, in contrapposizione alla componente razionale e apollinea, regolano la nostra esistenza, regolano il rapporto che abbiamo con le cose e con gli altri.
Il non assopirci in un’esistenza banale preconfezionata è un esercizio estetico in equilibrio tra emozioni e raziocinio da praticare minuto per minuto, vòlto alla costante e instancabile ricerca della bellezza in ogni forma e contenuto.
Per risvegliare l’esercizio estetico assopito, come il desiderio in una coppia annoiata, un buon metodo è quello di approfondire qualcosa che è rimasta in sospeso, qualcosa che ci ha sempre appassionato, qualcosa che ci fa sentire positivamente appartenenti al genere umano, qualcosa che rivedendo o riascoltando decine di volte ci permette sempre una soddisfazione immediata assieme ad un nuovo ulteriore approfondimento e ad un’ulteriore scoperta.
Quello che suggeriamo qui ed ora, tra tutti gli infiniti percorsi possibili e impossibili, seguendo il criterio di questo bigino esistenziale, è quello della canzone d’autore.
Alcune canzoni le abbiamo dentro, ci siamo cresciuti sopra, le abbiamo ascoltate tante volte, anche inconsapevolmente. Le conosciamo e contemporaneamente anche non ne sappiamo nulla. La canzone d’autore è un collante della cultura di massa ma basta un istante di approfondimento per sentirci coinvolti personalmente qui e ora, per ritrovarci fuori dalla cultura di massa.
La canzone d’autore è la poesia contemporanea poiché le canzoni hanno modificato e modificano la percezione dell’arte e della società.
In Italia, tra molte, c’è una strada creativa epocale di un cantautore che ha rivoluzionato l’estetica della canzone d’autore, seguendo una commistione continua di linguaggi e una precisa poetica sperimentale, portandola a risultati alti sia per la musica che per il mosaico testuale.
le canzoni di Battiato per capire il mondo
Tutto questo ci porta inevitabilmente a Franco Battiato.
Battiato è forse l’unico cantautore che grazie alla sua opera ci permette di parlare di metafisica, di filosofia, di buddhismo, di psicologia, di letteratura, di Joyce, Eliot, Hemingway, Leopardi, Dante, D’Annunzio, Tristan Tzara, Paganini, Schopenhauer, Kant, Guénon, Gurdjieff, Cobden Sanderson, Virginia Woolf, Lama Tibetani, Nietzsche, testi biblici, Veda, Upanishad, Freud, Edith Stein, Gesualdo da Venosa, Charlie ‘Bird’ Parker, Seneca, Socrate, Mircea Eliade, Ockham, Lessing, Tommaso D’Aquino, Verlaine, Gibbon, James Hart, Spengler, Bondie Dietaiuti, Catullo, Buzzati, Plotino, Giordano Bruno e molti altri ancora…
Dunque è possibile tracciare un ponte ideale tra letteratura e canzone, e da qui applicare i criteri dell’analisi testuale e letteraria ai testi delle canzoni di Franco Battiato, inverando (portando a un grado di maggior certezza) l’affermazione che una tensione mistica e sperimentale è presente in tutto il lavoro artistico di Battiato, mostrando poi come la sua enciclopedia culturale sia estremamente aperta e non dogmatica.
In questa direzione, diventiamo attuali c on una grande attenzione ai grandi autori e pensatori del passato e con l’analisi, contro il male di adesso, contro la tragedia del vuoto pneumatico, possiamo finalmente pensare ai contenuti.
Essi sono mediati, non assoluti, giacché stiamo parlando di pilastri fondamentali della cultura occidentale e orientale veicolati grazie alle canzoni di un cantautore.
Così, anche mentre facciamo la doccia o mentre facciamo colazione possiamo canticchiare il mistero dell’essere o del non essere.
I testi di Battiato entrano nella vita di tutti i giorni proprio perché parlano della realtà, e la rendono oggetto poetico. Parlare di suicidio, vita, morte, corruzione, rapporti interpersonali, reincarnazione, tensioni
religiose, grandezza artistica, decadenza, morale, storia, amicizia… vuol dire parlare di ciò che è al centro dell’esistenza di ognuno.
Sulle spalle di un gigante geniale come Battiato, è possibile costruire un impianto critico-testuale-letterario, cosa che non si fa neanche a scuola in letteratura italiana, ed è un peccato perché è da lì che poi si impara a criticare una pubblicità e a non subirla, a difenderci dalla sua aggressività markettara, o comprendere il messaggio di un film, o persino scegliere un prodotto su Amazon. Possiamo fare questo attraverso un approccio di analisi critica e di confronto con l’altro, uscendo dalla banalità del consumatore consumato la cui ambizione è quella di essere chiamato «gentile cliente» come se fosse un complimento.
analisi letteraria e canzone d’autore
Chi scrive ha creduto così tanto nell’approccio e nell’idea, che sotto la guida autoriale di Paolo Jachia (esperto di canzone d’autore e professore di semiotica delle arti) si è cimentata come coautrice in un percorso artistico taumaturgico e salvifico, battezzato legittimamente battiato la cura. Il progetto richiama, fin dal titolo, la centralità del concetto della cura di se stessi e degli altri, quotidiano e metafisico a un tempo, espresso a partire dalla canzone La cura.
Dunque, l’autore Paolo Jachia e la sottoscritta coautrice Alice Pareyson, fresca di una laurea in lingue e letterature straniere, con l’appoggio di Fabio D’Ambrosio (editore che si occupa esclusivamente di avanguardie contemporanee e che ha iniziato la propria attività nel 1999 alla morte del grande editore Vanni Scheiwiller), una volta scelto l’impianto delle canzoni da analizzare, hanno composto le critiche attingendo da un patrimonio notevole di interviste, aneddoti, articoli, saggi, libri di Battiato e su Battiato.
E così avendo sempre davanti il testo della canzone e del commento e l’apparato di note bibliografiche e di approfondimento, oltre a citazioni e dichiarazioni varie (non solo di Battiato), sono tornati alle origini della stampa, per cercare di andare oltre quello che non è il futuro ma il presente del libro.
Dall’immersione nel mondo testuale di Battiato hanno attinto fondamentali modelli di riferimento per il lavoro di impaginazione: la prima edizione americana dell’Ulisse d i Joyce del 1934 (impaginata da Ernst Reichl, con il capolettera nero e sinuoso all’inizio di ogni capitolo)
e la Bibbia della Doves Press del 1903 (con il suo geniale font disegnato da Cobden-Sanderson con il capolettera rosso e il paragrafo in nero).
Entrambe le fonti di ispirazione sono due capolavori dell’arte della composizione che va ben oltre la stampa, contenuto e forma si intrecciano così profondamente che i due elementi si arricchiscono a vicenda divenendo inscindibili. L’Ulisse di Joyce viene citato moltissime volte nelle canzoni di Battiato e la prima edizione americana è fondamentale come fonte di ispirazione.
Vale invece la pena soffermarsi sulla Bibbia della Doves Press perché c’entra in un modo indiretto con i testi di Battiato ma l’influenza che ha avuto sul lavoro che vi stiamo raccontando è stata determinante.
Nella canzone Ermeneutica viene citato esplicitamente («what is cosmos, what is the meaning of the word») un saggio quasi sconosciuto di Virginia Woolf, intitolato The Cosmos, sulla vita e l’opera di Thomas James Cobden-Sanderson, artista e rilegatore, uscito dalla scuola di William Morris, che nel 1900 fondò la casa editrice Doves Press. La ricerca del «cosmos» è il sogno del Book Beautiful, il libro perfetto, l’attività intrapresa da Sanderson con la sua casa editrice.
La Doves Press pubblicò grandi testi come il Paradise Lost d i Milton, nel 1902. Nel 1903 uscì un’edizione in cinque volumi della Bibbia di King James ( 1611) che è la traduzione della Bibbia in inglese per eccellenza, la versione ufficiale (o autorizzata) della Chiesa Anglicana.
Cobden-Sanderson fu l’inventore di un carattere da stampa, il Doves Type (dal nome di un bar, The Dove, nei dintorni della zona di Londra in cui abitava) partendo dal prototype chiaro ed elegante del tipografo francese Nicolas Jenson (1404–1480), che rifuggiva la lettera nera gotica favorita dai primi pionieri della stampa, a partire da Gutenberg.
Nel saggio della Woolf si racconta che Cobden-Sanderson fu talmente ossessionato dalla sua creatura, che, per paura che il socio ereditasse i diritti del Doves Type, decise di liberarsi definitivamente del fardello. E così fu: come descritto magistralmente da Virginia Woolf, Cobden-Sanderson gettò via i caratteri tipografici Doves in piombo nel Tamigi dall’Hammersmith Bridge, metodicamente, sistematicamente, tra agosto 1916 e gennaio 1917, più di una tonnellata, nel corso di svariate notti, almeno 170. A quei tempi distruggere caratteri e matrici di stampa voleva dire distruggere per sempre il font.
Il Doves Type rappresenta la ricerca di un senso della vita ma anche l’ossessione che assale l’uomo per poi lasciarlo in miseria.
La stessa ossessione è stata messa in atto dagli autori del progetto battiato la cura per perseguire il libro ideale, che era l’ideale di Cobden-Sanderson, in ogni sua forma… dalla carta al digitale.
Un capolettera rosso vivo all’inizio del testo di ogni canzone, richiamo a Gutenberg, Jenson e alla miniatura barocca, in un approccio fondato sul rapporto fondamentale tra testo e ipertesto e piè di pagina delle dichiarazioni. L’intento è di un armonico contrasto tra arcaico e ultramoderno, in cui ogni pagina diviene un’opera, dove testo e grafica propongono la validità del supporto cartaceo per la sperimentazione dell’ipertesto multimediale.
il messaggio al suo meglio su ogni mezzo il mezzo al suo meglio per ogni messaggio
Così è la forma che diventa contenuto, e insieme il contenuto che diventa forma. Seguendo il contenuto e la forma, gli autori sono andati ad affrontare i media e lasciando che siano i mezzi stessi ad assorbire la forma e diventino mezzo e fine.
Con questo tipo di approccio è stato ovvio affrontare il problema della valorizzazione economica dei contenuti online che non può e non deve
più passare attraverso la pubblicità. Considerando la pubblicità l’unico mezzo per fare soldi online, il risultato che abbiamo ottenuto è che i contenuti si sono catastroficamente spiattellati, confusi, sparpagliati e dissolti man mano che la pubblicità si amplificava a dismisura, facendo perdere completamente la sostanza ai contenuti stessi… tutti convinti in partenza che questi contenuti non abbiano la dignità di essere venduti. In realtà, non c’è mai stato così tanto bisogno di contenuti come ora.
Una volta stabilito il riferimento tipografico preciso a cui si sono ispirati programmaticamente, gli autori hanno proceduto contemporaneamente all’impaginazione cartacea e web e quindi alla realizzazione di un portale online la cui fruizione fosse offerta gratuitamente agli acquirenti del libro, alcune sezioni di libera consultazione ed il resto a pagamento su abbonamento senza scadenza.
Il portale battiatolacura.it offre molti più contenuti del volume, quasi il doppio delle canzoni analizzate, più una serie di approfondimenti extra costantemente aggiornati.
Il bello di questa operazione consiste nel non cadere nella trappola di utilizzare dei formati proprietari come pdf, kindle, ebook, epub, emulando il libro in modo digitale; di fatto scimmiottandolo.
Non esiste il gesto di simulare di sfogliare le pagine di un libro di fronte a un monitor: dobbiamo dare a ogni mezzo la propria dignità per poterne amplificare le potenzialità e trovare possibilità espressive nuove per trasmettere contenuti e pensieri. I contenuti devono essere transmediali e permettere di essere riconosciuti e valorizzati attraverso qualunque mezzo utilizzato per la fruizione, dal libro alla app o al sito, su carta come su tablet o cellulare.
Inoltre, i contenuti devono essere accessibili nella ricerca online. Se provate a cercare qualunque passo di libri anche importanti… non troverete quasi mai il testo di riferimento… troverete citazioni sparse, il più delle volte scritti di qualità imbarazzante. Cosa che non fa bene né agli autori né ai contenuti. I lettori devono sempre poter trovare i contenuti ogniqualvolta lo desiderino scoprendo un certo prodotto edito, e poi scegliere se fruirne su volume, online, o col cellulare, su ogni dispositivo di consultazione e lettura, dalla carta al bit. Ma la fonte originale nel web deve e sserci per poter essere trovata.
Altro passaggio per il battiato la cura è la realizzazione della app in modo tale che i contenuti integrali possano essere fruiti anche con il minischermo del cellulare. Cellulare e portale online permettono l’immersione totale nell’officina Battiato, con la possibilità di ascoltare le canzoni, leggere i testi ed entrarci grazie ai commenti.
La scelta di Battiato come punto di partenza è servita come strumento di analisi del mondo, con una portata universale, così come in copertina l’opera del genio dell’arte cinetica Getulio Alviani, intitolata Da A a Z, Da 0 a 9, per riprendere il mandato sociale che è l’unica ragion d’essere per l’arte e per l’intellettuale in questo mondo.




















